Romania, Hormuz e Beirut: la follia continua perché rimane vietata ogni pausa

Romania, Hormuz e Beirut: la follia continua perché rimane vietata ogni pausa

Mentre gli eterni amanti della pace, Stati Uniti e Iran, si lasciano andare in un tira e molla degno di un romanzo d’appendice, tra attese di un accordo che sembra sempre dietro l’angolo ma che sembra godere di un irresistibile magnetismo da agnello da sacrificare, i protagonisti minori e maggiori della regione ne approfittano per giocare la loro partita con maggiore vigore. In poche parole: più confusione, più caos, e soprattutto più potere da accumulare in attesa del grande ballo diplomatico.

Israele, maestro nell’arte del “dominio camaleontico”, decide di espandere le sue operazioni oltre il fiume Litani nel Libano, come se non bastasse, si assicura pure che il controllo su Gaza non fosse un vezzo temporaneo ma un asset da consolidare. Nel frattempo, Teheran si atteggia a guardiana indiscussa dello Stretto di Hormuz, trasformando questa posizione in una leva strategica irrinunciabile e, come ciliegina sulla torta, rifiuta categoricamente di togliere il disturbo dal suo proposito nucleare.

In Europa la scena non è da meno. Un drone caduto in Romania ci ricorda brutalmente che la guerra in Ucraina non è affatto un ricordo sbiadito ma una continua spinta a testare i limiti di una sicurezza euro-atlantica pronta a scricchiolare sotto il peso delle tensioni. Insomma, un elegante balletto di equilibri fragili e inquietanti.

Il filo rosso che unisce questi scenari è cristallino: tutti sembrano essere consapevoli che una nuova stagione di dialoghi e trattative potrebbe spalancare le sue porte, ma con l’immancabile serpeggiare di un principio fondamentale in politica internazionale – non si arriva mai a un tavolo a mani nude. Quindi, che si tratti di più territorio, maggiore deterrenza, controllo rafforzato o capacità di pressione, tutto si traduce in una sola parola: pedine di scambio diplomatico su cui puntare per uscirne con qualche vantaggio tangibile.

In questa nuova puntata di Breaking Point, ci mettiamo ad analizzare con l’occhio di chi ha già perso la pazienza come questa gara alla supremazia geopolitica abbia trasformato tregue, cessate il fuoco e negoziati in semplici pedine di un gioco sporco, utili soltanto a rimodellare gli equilibrî prima ancora di firmare qualsivoglia accordo, il quale – a questo punto – sembra più un atto di facciata che una reale svolta.

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