Il celebre Francis Kaufman si presenta al Tribunale di Roma, non per una passeggiata nel parco, ma per discutere del proprio curioso hobby: l’omicidio doppio. Accusato di aver tolto la vita alla compagna Anastasia Trofimova e alla loro infante figlia di pochi mesi, Andromeda, il nostro protagonista ha avuto un’idea brillante di rendere il parco di Villa Doria Pamphili un nuovo set per una terribile tragedia estiva. I corpi, scovati a poche ore di distanza, sono la tragica testimonianza di questo “evento”. Oggi va in scena la prima puntata – pardon, udienza – del processo.
L’avvocato difensore, Paolo Foti, ha regalato ai giornalisti un quadro a tinte fosche: un Kaufman mentalmente “compromesso”, capace di sciorinare dialoghi che oscillano fra l’incomprensibile e l’assurdo. Che il nostro eroe della notte di Rebibbia abbia problemi di lucidità è ormai evidente, ma ci chiediamo quale grado d’incoerenza possa difendere davvero un uomo imputato di un delitto così efferato.
Alcune immagini mostrano l’imputato varcare con passo deciso – o almeno quello che si può definire tale in un contesto simile – la porta dell’aula “Occorsio”. Come un moderno camaleonte, Kaufman ha pensato bene di presentarsi con un altro nome: Rexal Ford. Alias, dicono i ben informati, che campeggia anche sul suo passaporto. Un dettaglio che, senza dubbio, aggiunge quel tocco di mistero hollywoodiano a una vicenda drammatica, rendendo difficile distinguere tra realtà e finzione.
Il processo e i dubbi sulla sanità mentale
Introdurre la questione dello stato mentale dell’imputato sembra quasi un tentativo di conferire profondità psichiatrica a un copione che diventa sempre più surreale. L’avvocato Foti ci ricorda gentilmente che il povero Kaufman non è proprio sulla cresta dell’onda in termini di razionalità, rendendo il compito di avere colloqui “coerenti e lucidi” una vera impresa titanica. Forse la difesa spera di trasformare il racconto giudiziario in un thriller psicologico, mentre la realtà è solo più cupa e amara.
Nonostante questo, il fatto che Kaufman abbia pensato bene di giocare a nascondino con la propria identità non fa che aumentare le ombre sulla sua genuinità e sulla verità delle sue intenzioni. Alias, confusione, menzogne: un cocktail perfetto per complicare ulteriormente una vicenda già tragica di suo.
Due vittime, un crimine terribile e un’aula di giustizia
Che dire delle vittime? Anastasia Trofimova e la piccola Andromeda: i nomi, di per sé, evocano delicatezza e speranza, brutalmente cancellate. L’ambientazione, Villa Doria Pamphili, un polmone verde della capitale, è diventata involontariamente il teatro di un dramma senza precedenti. Invece di passeggiate allegre o giochi all’aperto, oggi si parla di una rassegna di indicibili barbarie.
Il doppio omicidio colpisce per la sua crudeltà, eppure nel processo la figura di Kaufman continua a muoversi tra realtà e invenzione, coi suoi ammiccamenti a identità alternative e stati mentali fortemente compromessi. Lo spettacolo del processo non promette tempi facili: domande senza risposta, strategie di difesa bizzarre e una verità scomoda proiettata davanti a una Corte d’Assise che si trova improvvisamente a dover gestire un caso da film thriller.
Insomma, più che una vicenda giudiziaria, sembra una pièce teatrale ambientata in un parco romano, con un protagonista dalle mille identità, un cast di vittime innocenti e un pubblico che spera soltanto in un epilogo giusto—seppur tragico.

