Roma 2030: la sfida impossibile delle eccellenze che si credono immortali

Roma 2030: la sfida impossibile delle eccellenze che si credono immortali

Ieri, presso la solita sede dell’Associazione Civita, si è svolto un altro brillante incontro intitolato “Obiettivo Roma 2030: Eccellenze a confronto”. Un titolo pomposo per un’occasione assolutamente lampante: parlare di idee concrete per immaginare la capitale nel 2030. Ovviamente, tutto condito dal contributo delle “eccellenze” di vari settori, perché diciamocelo, senza l’aiuto degli esperti non si può progettare nulla, soprattutto a Roma.

Il tema centrale ruotava intorno a tre asset fondamentali — o almeno così ci vogliono far credere —: infrastrutture, mobilità e rigenerazione urbana. Si è disquisito di come migliorare la città e regalarle un futuro che sembri meno un film di fantascienza e più una capitale europea effettivamente vivibile.

Naturalmente, tra un intervento e l’altro, non potevano mancare le solite scintille di parole vuote: programmi ambiziosi da “mettere in cantiere” (ma poi quanti cantieri reali aprirà questa volta?), piani che vengono “ridisegnati” come se la città fosse un semplice disegno su foglio, senza tener conto che Roma ha già vissuto più di una rivoluzione edilizia più fumosa di nebbia mattutina.

Tre parole magiche: Infrastrutture, Mobilità e Rigenerazione Urbana

Se c’è qualcosa che a Roma manca da sempre, è la concretezza. Ma questo ovviamente non è bastato a fermare la sfilata dei cosiddetti “esperti”, che hanno illustrato piani meravigliosi per infrastrutture efficienti, sistemi di mobilità “smart” e rigenerazione urbana che ci farà dimenticare le decine di anni di abbandono, degrado e caos. Pare a tutti che basti un bell’incontro per risolvere i problemi millenari di una città che, tra traffico indecente, mezzi pubblici da incubo e quartieri abbandonati, continua a rappresentare per molti la perfetta definizione di “terzo mondo in Europa”.

Non poteva mancare la promessa di una mobilità rivoluzionaria, ovviamente favorita da investimenti faraonici, perché a Roma senza soldi tutto diventa una chimera. Peccato che la storia insegni come i fondi pubblici a volte siano il perfetto salvagente per sprechi, ritardi e cantieri eterni, più simili a telenovele senza fine che a infrastrutture funzionanti.

Il gioco delle parti di sempre

Insomma, l’incontro è stato una cartina tornasole della tipica ritualità capitolina: parole altisonanti, intenti encomiabili e risultati quasi sempre disastrosi o ridicoli. Il tutto condito da una buona dose di autosufficienza e vuota retorica sul ruolo delle istituzioni e delle “eccellenze” coinvolte.

Si è parlato come se il futuro di Roma potesse davvero cambiare guardando a queste tre leve senza analizzare il gigantesco ingranaggio di interessi, inefficienze e, perché no, complicità che hanno per decenni trasformato la città in un enorme parco giochi per sprechi e cortigiani della politica.

Ci sentiamo di scommettere che nel 2030, forse, potremo ancora leggere titoli altisonanti su incontri dall’alto valore simbolico, con il medesimo refrain: “eccellenze a confronto”. Nel frattempo, però, la città continuerà a sfoggiare il suo miglior biglietto da visita fatto di caos, degrado e infrastrutture obsolete.

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