Rogoredo Milano trasforma lo spaccio in zona franca e il Pd finalmente si arrabbia

Rogoredo Milano trasforma lo spaccio in zona franca e il Pd finalmente si arrabbia

Bivacchi, tende improvvisate e siringhe disseminate come fosse un mercato rionale: benvenuti nei pressi della stazione ferroviaria di Rogoredo, dove il tempo sembra essersi fermato da anni, soprattutto se parliamo di sicurezza e decoro. A testimoniare la struggente immobilità della situazione, due ex assessori milanesi e ora consiglieri regionali del Partito Democratico, Carmela Rozza e Pierfrancesco Majorino, che per l’ennesima volta hanno fatto un sopralluogo, come se raccontare il nulla potesse risollevarci dal degrado.

Non potevano che soffermarsi sulla micidiale “rete” di varchi aperti nella recinzione dei binari ferroviari, diventati accessi privilegiati per i tossicodipendenti in cerca di spacciatori, che hanno ormai fatto del sedime ferroviario una vera e propria piazza dello spaccio a cielo aperto. Del tutto commemorativo il commento di Rozza:

“A soli 600 metri dalla fermata della metropolitana, ci sono diverse brecce nella recinzione usate come vere e proprie porte di ingresso per chi vuole raggiungere gli spacciatori. Un fatto gravissimo che mette a rischio la sicurezza della linea, delle persone che ci passano e dei ferrovieri che lavorano lì.”

E pensare che questo benvenuto ai trafficanti e clienti impoveriti non è un’invenzione nuova: di tanto in tanto si interviene per chiudere i buchi nella staccionata ferroviaria, ma quegli interventi somigliano più a cerotti su una ferita che sanguina da anni. Lo spiegano chiaramente i fatti: un tratto di recinzione è stato sostituito con una cancellata in ferro più alta, ma poi la saggezza burocratica si ferma al muro di un tratto limitato. Rozza

non ha problemi a inveire contro chi di dovere:

“Serve la stessa cancellata alta e robusta lungo tutta la linea fino alla stazione. Mi rivolgo direttamente al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sempre pronto a fare passerelle e discutere di sicurezza: perché mai sul suo terreno di competenza non si riescono a garantire condizioni di sicurezza decenti?”

Ma non finisce qui: la sicurezza passeggeri è solo la punta di un iceberg che comprende rischi ben più drammatici, come il rischio di sabotaggi o persino atti terroristici. Qualsiasi intruso – sì, davvero chiunque, inclusi potenziali terroristi – può accedere indisturbato ai binari, compresi quelli dell’alta velocità. Rozza lancia l’allarme, mentre Majorino non è da meno e sposta il focus sul simbolo della decadenza politica:

Salvini ha lasciato un’area completamente abbandonata a pochi metri da Arena Santa Giulia, proprio lì dove si svolgeranno le gare delle Olimpiadi. Ma cosa stiamo aspettando? La caduta del sistema ferroviario?”

Il fantastico “muro anti spaccio” che protegge (dai bisognosi)

Chi avesse nostalgie per le barriere punitive ricorderà il mitico “muro anti spaccio” del 2018, un capolavoro architettonico situato lungo via Orwell: quattro metri d’altezza, ben duecento di lunghezza, pensato con l’unica funzione apparente di spegnere la piaga dello spaccio. Peccato che fosse un po’ troppo sovradimensionato per la sua missione. Come se non bastasse, qualcuno aveva pensato bene di aprire un “varco” — detta in soldoni, un buchino enorme — per consentire ai tossicodipendenti di intrufolarsi comunque e fare i loro comodi acquisti. Davvero geniale, no?

A luglio 2025 quel buco è stato finalmente chiuso, ma la festa non è durata a lungo: qualche altra geniale mente ha riaperto un varco, perché non si rovini la tradizione. Solo in ottobre 2025 sono partiti i lavori (magari con una lentezza memorabile degna di qualsiasi opera pubblica italiana che si rispetti) per chiudere anche questo varco e costruire un muro in cemento armato, come se un colpo di cemento potesse risolvere una situazione che si trascina da anni e che, allo stato attuale, somiglia più a un bunker per gli spacciatori che a una zona ferroviaria sicura.

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