Roche e Sanofi si vantano dei loro progetti farmaceutici mentre gli utili lasciano tutti a bocca asciutta

Roche e Sanofi si vantano dei loro progetti farmaceutici mentre gli utili lasciano tutti a bocca asciutta

Ah, le case farmaceutiche Roche e Sanofi, quei giganti del settore che ci deliziano con utili trimestrali “molto prevedibili” e promesse di innovazioni mirabolanti, giusto in tempo prima dello spettro del temuto “patent cliff” – ovvero quello tsunami che si abbatte sui ricavi quando i brevetti scadono e le vendite precipitano. Naturalmente, entrambi i titoli sono scesi di meno dell’1% dopo i risultati, probabilmente per il sollievo collettivo di sapere che, almeno per ora, il barile non è ancora vuoto.

Queste società, a quanto pare, sono sull’orlo di un futuro brillante solo se riempiono i loro magici “pipeline” di nuovi farmaci, sviluppandoli internamente o facendo shopping di molecole altrui, perché aspettare i miracoli da sole sarebbe troppo banale.

Thomas Schinecker, CEO di Roche, ha persino dichiarato alla tv finanziaria che:

“Abbiamo avuto un incredibile susseguirsi di risultati di fase 3 che saranno fondamentali per la crescita futura.”

Come se la semplice menzione della parola “fase 3” potesse far magie tra gli investitori. L’obiettivo? Rilasciare fino a 19 nuovi farmaci entro la fine del decennio. Un numero che fa impallidire chiunque abbia seguito la reale velocità dell’industria farmaceutica.

Innovazione, o almeno così dicono

Sanofi, da parte sua, celebra un trimestre sopra le attese sia nei ricavi sia negli utili, nonostante il rincoglionimento del suo business vaccinale causato da cambiamenti nella politica vaccinale degli Stati Uniti. Il CEO Paul Hudson suona la solita fanfara: nuovi farmaci e il cavallo di battaglia Dupixent che vola alto – o almeno questo è quello che ci dicono.

Le previsioni per il 2026 parlano di una crescita a una cifra alta. Certo, perché “una crescita leggermente superiore ai ricavi” suona molto più solida che “stiamo cercando di non affondare”, no?

Sanofi si mostra molto ottimista, promettendo crescita redditizia almeno per i prossimi cinque anni, ma ovviamente il vero focus resta sulla ricerca e sviluppo. Perché, si sa, senza nuovi farmaci da mettere in vetrina, meglio prepararsi a tagliare i costi o a lanciare qualche fusione ed acquisizione studiata apposta per impressionare i mercati.

L’analista Michael Leuchten ci ricorda che sarà interessante vedere quanti quattrini ingenti verranno investiti in R&S o in eventuali acquisizioni nei prossimi trimestri. Ovviamente tutto in nome dell’“innovazione”.

L’infilata nell’“oro” dell’obesità

Non contenta di cavalcare i soliti cavalli di battaglia, Roche ha deciso di buttarsi con entusiasmo sull’industria multimiliardaria dell’obesità. Un campo praticamente assicurato per fare fortuna, tra medaglie d’oro del mercato e approvazioni a raffica.

Bum, ecco arrivare i risultati positivi della fase 2 per il farmaco CT-388: una perdita di peso media del 22,5% in 48 settimane. Esattamente uguale ai “gemelli” di mercato targati Novo Nordisk e Eli Lilly. Ah, la gioia di competere in un mercato ormai affollatissimo con qualcosa di… quasi uguale.

Per prima cosa, la parola d’ordine pare essere “differenziazione”. Lo dichiara nientemeno che il CEO Schinecker, che non manca di ricordare ai poveri ingenui che questa volta puntano su farmaci “di seconda generazione”, o addirittura combinazioni interne per distinguersi da chiunque altro in campo immunologico, neurologico o oncologico.

E se questo suona un po’ come il gioco delle tre carte, Schinecker ci aggiunge anche un tocco di magia con la diagnostica, sperando di creare una nicchia per questi nuovi prodotti. O forse è solo il tentativo di nascondere che i problemi più grossi – come la perdita di esclusività di grandi bestseller – restano un orrido spettro all’orizzonte.

In conclusione, se siete appassionati di prodotti farmaceutici che sembrano usciti da un copione già visto, con parole come “innovazione”, “pipeline” e “fenomenale crescita prevista” a fare da ritornello, beh, siete nel posto giusto.

Ma tranquilli, la vera sorpresa sarà vedere chi avrà il coraggio di anziché parlare di futuro, ammettere che senza un’idea rivoluzionaria o una nuova mega acquisizione, questo piccolo circo di bolsteri non farà altro che scricchiolare.

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