Robot e intelligenze artificiali pronti a far fuori i lavoratori, parola di un ex dirigente Citi che se ne intende di catastrofi future

Robot e intelligenze artificiali pronti a far fuori i lavoratori, parola di un ex dirigente Citi che se ne intende di catastrofi future

Preparatevi: i robot AI presto supereranno il numero degli esseri umani lavoratori. Non è fantascienza, ma una sofisticata previsione apocalittica di un ex dirigente di Citi, che ha appena fatto inorridire il mondo del lavoro.

Rob Garlick, ex responsabile dell’innovazione e del futuro del lavoro di Citi Global Insights, ci ha gentilmente ricordato che la caccia al profitto non si ferma davanti a nulla, tanto meno agli esseri umani. Secondo lui, la tecnologia degli agenti AI avrà la meglio, e i lavoratori? Saranno lasciati a raccogliere le briciole.

Garlick, in un’intervista su CNBC, ha spiegato con la delicatezza di un bulldozer che il sistema economico attuale celebra la redditività come sua divinità suprema. E quando si unisce questa venerazione alla potenza impareggiabile della tecnologia… boom! Un “grande scambio” che sostituirà gli esseri umani con robot più efficienti, più rapidi e decisamente più economici.

Il nostro amico ex dirigente ha avuto anche la gentilezza di fare i conti, perché nulla dice “futuro luminoso” come calcolare in settimane quanto tempo impiega un robot a ripagarsi da solo, sottraendo lavoro umano, ovviamente.

Prendete un robot da 15.000 dollari: se “sostituisce” un lavoratore che guadagna 41 dollari l’ora, in 3,8 settimane ha già ammortizzato il suo costo. Se il lavoratore guadagna il salario minimo di 7,25 dollari l’ora, il robot si ripagherà in appena 21,6 settimane. E per un robot da 35.000 dollari? Vittoria, paga da solo in 8,9 settimane nel caso più favorevole.

Fonti non sospette, cioè l’autore stesso, ci informa che oggi si può acquistare un robot umanoide con un tempo di ritorno inferiore a 10 settimane. Tradotto: “Umani, siete fuori gioco”.

L’ascesa degli agenti AI

Non basta un esercito di robot, ci servono “agenti” AI, quei programmi software in grado di prendere decisioni e svolgere compiti senza bisogno di un supervisore umano. È il futuro inevitabile, potremmo quasi chiamarlo “la dittatura degli algoritmi”.

Secondo il report Work Trend Index di Microsoft, ben l’80% dei vertici aziendali si aspetta che questi simpatici agenti diventino parte integrante della loro strategia entro 12-18 mesi. Nel frattempo, la gloriosa McKinsey & Company ha fatto il conto: 20.000 agenti AI contro 40.000 umani. Sperano di arrivare al pareggio tra esseri viventi e software entro un anno e mezzo. Sembra quasi un film di fantascienza, ma no, è solo l’ennesima rivoluzione industriale con meno umani in fabbrica.

E naturalmente in questa sfilata di oracoli non poteva mancare Elon Musk, il guru dei robot e dei tweet controversi, che in occasione del Forum Economico di Davos ha sottolineato che l’intelligenza artificiale potrebbe superare quella umana entro la fine di quest’anno. Con un entusiasmo da profeta, ha immaginato un futuro dominato da “robot più numerosi delle persone” e un’“abbondanza” di beni e servizi che solo noi poveri umani potevamo sognare.

Elon Musk ha detto:

“La mia previsione, nel migliore dei casi, è che produrremo così tanti robot e intelligenze artificiali da saturare completamente la popolazione umana… ci sarà un’abbondanza tale di beni e servizi perché ci saranno più robot che persone.”

L’incubo del lavoro umano sotto attacco

Se qualcuno ancora nutriva qualche dubbio, l’ultima ondata di licenziamenti in aziende come Amazon, Salesforce, Heineken e Lufthansa ha espresso chiaramente il “buon motivo” di questa catastrofe: la tecnologia è sempre più utilizzata per tagliare i costi eliminando posti di lavoro umani.

Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, ha solennemente avvisato che l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro è un vero e proprio tsunami, e nessuno, né nazioni né aziende, è davvero preparato ad affrontarlo. Un’immagine rassicurante, vero?

Negli Stati Uniti, i dati mostrano che quasi 55.000 licenziamenti nel 2025 sono riconducibili direttamente all’introduzione dell’AI. Un cambio epocale dove la tecnologia non serve più a semplificare la vita, ma a sostituire chi la vive.

Qualche voce ottimista in un mare di ironia

Non tutto è funesto, almeno secondo Jensen Huang, CEO di Nvidia, che tra una previsione apocalittica e l’altra ricorda che il “boom” AI creerà posti di lavoro ben pagati per chi costruisce fabbriche di chip e si occupa di alta specializzazione.

Secondo Huang, gli abili artigiani – idraulici, elettricisti, operai specializzati in costruzioni e acciaio – avranno un futuro prospero proprio grazie alla tecnologia che alla fine qualcuno ha definito “la più grande rivoluzione industriale della nostra epoca”. Nel frattempo, il resto di noi può… cominciare a fare compagnia ai robot?

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