Rimini piange il dodicenne intrappolato nell’idromassaggio dell’hotel: tragedia incredibile tra bolle letali

Rimini piange il dodicenne intrappolato nell’idromassaggio dell’hotel: tragedia incredibile tra bolle letali
Infermi di Rimini, dove è stata ufficialmente dichiarata la morte cerebrale del dodicenne di San Benedetto del Tronto. Il giovane, rimasto intrappolato sott’acqua nella vasca idromassaggio di un hotel a Pennabilli, nel riminese, non ce l’ha fatta dopo quattro giorni drammatici in rianimazione, da quando, nel giorno di Pasqua, si è consumato l’incidente da film horror.

Secondo i carabinieri di Novafeltria, il povero ragazzo sarebbe rimasto incastrato con una gamba in un bocchettone della vasca, risucchiato come se fosse un tutt’uno con l’acqua, senza la minima possibilità di riaffiorare. Al solito, a dare l’allarme sono stati i genitori, anche loro nell’acqua e pronti a cogliere qualsiasi movimento anomalo, insomma, l’eroica famiglia da tragedia. Il 12enne è stato estratto in arresto cardiaco e miracolosamente rianimato sul posto, quindi trasportato in elicottero all’ospedale.

Ovviamente, in seguito al risveglio che non è mai arrivato, la Procura di Rimini non ha perso tempo: vasca sequestrata e fascicolo aperto per lesioni gravissime – categoria poi destinata a trasformarsi in omicidio colposo, perché quando si tratta di impianti pubblici o privati, la sicurezza “non si sa mai” è sempre un optional.

Indagini sull’impianto di sicurezza: un’altra commedia all’italiana

Il fulcro della curiosità giudiziaria? I tanto decantati sistemi di sicurezza della vasca idromassaggio, che evidentemente erano più teorici che pratici, oppure installati da qualche artigiano del fai-da-te con la passione per le sorprese mortali. Inutile dire che sono stati accesi i riflettori su un impianto che avrebbe dovuto essere a prova di bambino e invece si è rivelato un perfetto trappolone.

Nel bel mezzo delle contestazioni, ci si chiede perché proprio un luogo deputato al relax e allo svago si trasformi nel teatro di un disastro così assurdo. Evidentemente, l’idea di sicurezza in certe strutture è quella di mettere qualche cartello “vietato tuffarsi” e fingere che tutto fili liscio come l’olio. Il risultato? Una tragedia che avrebbe potuto – anzi, dovuto – essere evitata con controlli efficienti e manutenzioni serie.

Il solito copione italiano: tragedia, polemiche e responsabilità nebulose

Alla fine, come spesso accade, dopo un dramma così devastante arriva l’interminabile partita a rimpalli di responsabilità tra gestori, direttori d’hotel, tecnici e burocrati. Ognuno si nasconderà dietro un dito, riversando la colpa su qualche “imprevisto” o “errore umano”, dimenticando per un po’ il povero dodicenne, che ha pagato con la vita una sicurezza evidentemente da barzelletta.

Nel frattempo, la famiglia resta a domandarsi come sia stato possibile lasciare un bambino da solo, anche solo per un attimo, in un contesto che definire insicuro sarebbe un complimento. E la società tutta a farsi una domanda altrettanto velenosa: quante altre trappole simili sono pronte a far vittime silenziose nei luoghi più insospettabili?

Un’ultima considerazione per i paladini dell’efficienza: magari sarebbe ora di smettere di elargire consigli, buone intenzioni e progetti pomposi per la sicurezza, e iniziare a metterli davvero in pratica. La vita di un bambino dovrebbe essere più di un incidente di percorso nella nostra tragica commedia quotidiana.

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