Reale Group ha deciso di fare il gran colpo: ha messo sul tavolo un accordo vincolante per prendersi l’80% del capitale sociale di Lifenet, un gruppo italiano che si spaccia per campione della sanità privata. Chiaramente, tutto tramite la holding Reale Services, perché il realismo è d’obbligo quando si maneggiano queste cifre. Le quote da comprare sono quelle detenute da Exor e da Invin, che, beh, si vedranno magre uscendo dalla scena quasi del tutto.
Il show continua con il fondatore ed amministratore delegato Nicola Bedin che, da vero uomo di mondo, si aggrappa con tenacia al 20% delle azioni che gli resta grazie a Invin. Ovviamente non si tocca nemmeno con un fiore perché lui rimarrà saldo al timone del gruppo, altrimenti che spettacolo sarebbe?
L’operazione è stata confezionata nei minimi dettagli per costruire una partnership industriale che dovrebbe durare più a lungo di un reality show ma che everyone knows potrebbe riservare qualche colpo di scena. L’obiettivo, a detta di tutti, è garantire una gestione “continua” come se niente fosse, mentre sotto sotto si gioca a Monopoly con strutture e quote.
Per chi non lo sapesse, Lifenet è nato così tanto per fare un po’ di scena nel 2018 e da allora si è espanso in ben cinque regioni italiane di tutto rispetto: Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna. Nel suo curriculum vanta una piattaforma che comprende ben 16 centri ambulatoriali e diagnostici, 6 ospedali e 4 cliniche oculistiche. Un piccolo impero, insomma, per un’azienda che ha deciso di giocare a fare la regina del settore sanitario.
Se l’ottimismo la fa da padrone, entro il 2026 questo castello di carta dovrebbe generare un fatturato superiore ai 450 milioni di euro. Dettaglio non da poco: su questa nave lavoreranno più di 5.000 collaboratori sparsi in oltre 1.100 posti letto. Un numero che suona come una promessa di gigantismo, ma sempre con quel trailer dell’incertezza che, in questa toy story del business sanitario, è sempre dietro l’angolo.
Un’affare tutto rosa e fiori, ma chi ci guadagna davvero?
Dietro i sorrisi di facciata e le strette di mano patinate, la domanda sorge spontanea: chi ci rimette, in questa rivoluzione della sanità? Sicuramente non Reale Group, che come sempre cavalca il business con la spada della visione “a lungo termine”, ignaro (o forse no) del fatto che i pazienti e il personale sanitario sono solo pedine su una scacchiera molto più complessa e meno innocente.
Al di là delle strategie e dei proclami da manager aziendalisti, vale la pena ricordare che dietro quei numeri si nascondono storie di salti mortali burocratici e di una sanità che troppo spesso si presenta come un teatro di guerra tra interesse pubblico e profitto privato. La ricetta? Un mix pericoloso che fa bene alle casse, ma lascia l’amaro in bocca a chi dovrebbe essere davvero al centro di tutto: i cittadini e i pazienti.
Insomma, l’ennesima storiella italiana su come un gruppo provi a incastrare i tasselli per trasformare il profitto in un mantra, vendendo un’idea di crescita che ha più di illusione che di realtà tangibile. Ma si sa, nel mondo degli affari la fantasia non manca mai, e Lifenet sembra proprio volerci mettere del suo per tenerci incollati allo spettacolo… o forse solo per qualche altro colpo di scena.



