Ranieri e Gasperini si scannano sulla Roma del futuro: chi avrà l’ultima parola?

Ranieri e Gasperini si scannano sulla Roma del futuro: chi avrà l’ultima parola?

Nel magnifico gioco delle verità alternative, dove ognuno ha la sua e cambia bandiera a seconda del vento, l’unica vera sconfitta sembra essere Roma. La squadra che, fedele allo schema del “tutto cambia per non cambiare nulla”, si aggrappa disperatamente a un posto in Champions ormai sfuggito dal lontano 2019. Nel mentre, mentre Malen fa tris contro un Pisa ormai condannato alla retrocessione come fosse una passeggiata domenicale, i momentanei affanni tra Juve e Como passano in secondo piano, oscurati dall’epico scambio di veleno a distanza tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini. Una sceneggiata degna delle peggiori soap opera giallorosse, completa di panni sporchi stesi in mondovisione e con una regia tragicomica che manco a teatro.

Finalmente, dopo due summit segreti – con tanto di spettatori illustri come i Friedkin e il ds Massara – e il recente addio all’Europa League immeritatamente conquistata col Bologna, arrivano le scintille a cielo aperto, sotto gli occhi di tifosi, giocatori, addetti ai lavori e chiunque sia passato di lì per caso.

Ranieri, in versione senior advisor tutto pepe, ha tuonato contro Gasperini, l’uomo scelto a suon di milioni (oltre 5 netti a stagione, mica pochi) per il progetto Roma 2.0, sponsorizzato pure dal mago della propaganda Cristiano Giuntoli come possibile ds futuro. Per Ranieri il mosaico della squadra è chiaro, anzi chiarissimo: ha voluto cinque-sei allenatori in estate, ma tre sono scappati a gambe levate. Restavano pochi, e quindi loro, quelli coi curriculum atlantici chini sui giovani da lanciare, sono stati scelti. Fondamentale: nessun calciatore è arrivato senza il benestare del mister, malgrado nell’elenco figurassero talenti misteriosi come Ziolkowski, Venturino e Zaragoza. E non si erano dimenticati di Rowe, ma evidentemente lui ha detto di no. Facile, invece, puntare il dito contro Malen e Wesley, quando altri nomi come Ferguson sono stati lasciati a maturare altrove, ingoiando tempo prezioso dietro un certo Sancho che, immancabilmente, non ha voluto saperne.

Ranieri non si è fermato qui, sfidando coraggiosamente conseguenze future e virus della diplomazia: «Abbiamo confezionato una squadra che l’anno scorso era a un soffio dalla Champions, con giovani da far crescere. Se mi amerò abbastanza da restare in questo ruolo, lo farò; altrimenti si vedrà. A fine stagione si tireranno le somme. Non mi faccio garante di nessuno, amo la Roma, ma se non mi consulteranno, me ne andrò. Come ho lasciato il campo da allenatore, posso farlo anche da senior advisor». Probabilmente l’addio più poetico nella storia delle dimissioni.

E così si chiude la trasmissione “Difendere il ds Massara, lo staff medico e gli investimenti Friedkin”.

La replica a mezza bocca e un po’ diplomatica di Gasperini

Il deus ex machina di Bergamo, dopo il 3-0 su Pisa (con Malen in versione cecchino da 10 gol stagionali), decide di calare sull’ironia: niente screzi con Ranieri, dicono le note di cortesia, anche se il mal di pancia si sente benissimo tra le righe. Per non irritare i piani alti, evita di tirare in ballo l’Atalanta, quella squadra fucina di giovani miracoli e successi, che lui mantiene pulita e distante dal teatrino romano.

«Cosa penso delle parole di Claudio? Preferisco non commentare, sono felice per la vittoria, e siamo ancora matematicamente in corsa per la Champions a sei giornate dalla fine», sentenzia il saggio Gasp.

Ma man mano che il tempo scorre, anche lui perde l’aplomb: «Ho lasciato carta bianca alla società per il mercato, specie per quei nomi che non conoscevo. Dei due attaccanti chiesti, ne è arrivato uno solo in estate (Wesley, per la cronaca). Ho chiesto di lavorare sul reparto offensivo dopo l’addio di Shomurodov e Saelemaekers. Tre allenatori prima di me? Fa parte delle logiche societarie. Sul mercato, io indico i ruoli, raramente i nomi. Malen è stata una botta di fortuna, su mia segnalazione». Parola del profeta Bergamasco.

Un futuro incerto tra tre “moschettieri” sulla barca giallorossa

E così la barca del Roma procede: tra equilibri precari, compromessi di facciata e sceneggiate da copertina, nelle prossime sei settimane si deciderà se questa convivenza tra Ranieri, Massara e Gasperini avrà un senso o finirà in stallo. Al momento, la squadra rimane in lotta serrata per un biglietto in Champions League, insieme a Juve, Como e Atalanta, e tutto è ancora possibile.

Alla fine del campionato, i Friedkin faranno i conti – tra risultati, livori interni e rapporti malandrini – e, ciliegina sulla torta, potrebbe saltare almeno uno dei tre protagonisti di questo teatrino da “Tutti insieme appassionatamente”. Ma non illudiamoci troppo: la signorilità silenziosa dei Friedkin ambisce ancora a tenere trio e musica uniti. Anche se, onestamente, dopo lo spettacolo di ieri sera, sembra più una favola da raccontare sotto l’albero.

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