Quattro sub ritornano a Malpensa, lunedì si parte con le autopsie di rito che nessuno aspettava

Quattro sub ritornano a Malpensa, lunedì si parte con le autopsie di rito che nessuno aspettava

Un altro capitolo esilarante del mistero marino che riguarda il tragico destino di quattro subacquei italiani nelle splendide, ma evidentemente insidiose, acque dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Sabato, con l’orologio puntato alle 13 in punto, si attende il ritorno trionfale del volo Turkish Airlines all’aeroporto di Milano-Malpensa, con a bordo le salme di Monica Montefalcone, stimata docente dell’Università di Genova, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice di Unige Muriel Oddenino e del neolaureato sempre presso lo stesso ateneo, Federico Gualtieri. Un rientro glamour per una tragedia che, a questo punto, merita risposte seppur amare e ovviamente post mortem.

Non appena i corpi raggiungeranno il suolo patrio, verranno subito trasportati all’obitorio per sottoporsi agli esami autoptici tanto amati dagli inquirenti, che non vedono l’ora di chiarire dinamiche e cause di questo dramma sommerso. Perché si sa, nulla è più convincente di una bella autopsia quando si tratta di far luce su chi o cosa abbia deciso di trasformare una semplice immersione nel paradiso in un incubo mortale.

L’incarico ufficiale e la “magica” burocrazia italiana

Il calendario dei nostri ameni drammi giudiziari continua: il primo atto ufficiale sarà lunedì alle 12.30 presso la procura di Busto Arsizio. Qui il pubblico ministero Nadia Alessandra Calcaterra avrà la gioia di conferire formalmente l’incarico per gli esami autoptici, in nome e per conto della Procura di Roma. Una sinergia giudiziaria ben oliata che non lascia proprio nulla al caso, soprattutto quando si parla di persone che non potranno più difendersi.

Per svolgere l’indagine medico-legale, è stato chiamato un vero dream team di esperti: i dottori Luca Tajana, Cristiana Stramesi e Luciano Ditri. Insomma, mica un duo improvvisato da un film B, ma un collegio di cervelloni per far luce su una vicenda che si arrampica sulle profondità marine più di quanto loro stessi potranno fare con la carcassa.

Se tutto correrà come previsto, niente intoppi, niente sorprese giudiziarie, le operazioni all’obitorio di Gallarate potrebbero partire già il pomeriggio dello stesso lunedì. Nel frattempo, anche i familiari, sempre pronti a difendere i loro defunti, non stanno a guardare. L’avvocato Antonello Riccio della famiglia Gualtieri ha già annunciato la nomina di un proprio consulente di parte: la dottoressa Carola Vanoli. Insomma, corsa contro il tempo e contro la lentezza agli straordinari per scoprire un qualcosa che ancora nessuno è riuscito a spiegare.

Cosa è successo davvero? Le risposte devono venire dal mare e dall’autopsia

Si mette in moto la macchina infernale degli esami autoptici, vera chiave di volta per cercare di capire cosa diavolo è accaduto durante quella fatale immersione nelle acque cristalline dell’atollo di Vaavu. Il mare, per quanto bello e invitante, questa volta non racconterà la sua versione dei fatti, dunque tocca ai medici legali scavare tra organi e tessuti per trovare indizi di una tragedia che fa interrogare chiunque abbia a cuore un po’ di buon senso. Le cause del decesso non saranno semplici, si spera in qualche certezza e non in un’altra nebulosa di ipotesi.

Secondo il piano, l’onore di inaugurare questo triste rituale spetterà a Gianluca Benedetti, detto il capobarca, un cinquantaquattrenne di Padova. Ah, la beffa: è stato proprio il suo corpo a essere recuperato per primo dopo l’allarme in mare, quasi come un simbolo di un destino crudele che non perdona neppure il leader in scena.

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