La banda di ladri? Nient’altro che quattro giovanotti tunisini, ovviamente tutti ben noti alle forze dell’ordine. Due ventenni, un diciottenne e un ventunenne. Tutti con precedenti per reati contro il patrimonio – roba da cui si capisce subito che il crimine è la loro professione.
Le vittime li hanno riconosciuti “senza ombra di dubbio”, come se servisse confermare l’ovvio, dato che erano stati beccati sul fatto.
Nel bagno del vagone, luogo ideale per nascondere la merce rubata, gli agenti hanno trovato uno zaino con la refurtiva: quattro cellulari, tutti restituiti prontamente ai legittimi proprietari. E, come se non bastasse, anche un quinto telefono di provenienza sconosciuta sembra fosse parte del bottino. Magari rubato in un precedente colpo o magari un souvenir casuale.
Come ogni film poliziesco che si rispetti, c’è stato anche il tentativo di fuga da parte del ventunenne, che si è aggrappato alla violenza e alla resistenza per guadagnarsi qualche secondo in più di libertà. Peccato che la Polfer sia riuscita comunque a bloccarlo con la solita professionalità.
Risultato della serata? Quattro malcapitati ladri arrestati per furto aggravato in concorso, molto probabilmente pronti a fare la conoscenza più stretta delle patrie galere. Chissà se impareranno qualcosa da questa esperienza o continueranno a pensare che i cellulari rubati su un treno siano il loro biglietto per la ricchezza.



