Quattro anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina e siamo ancora qui a fare i conti con questa follia

Quattro anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina e siamo ancora qui a fare i conti con questa follia

Oggi, quattro anni fa, la Russia ha pensato bene di lanciare quella che definiscono modestamente una “guerra di aggressione a tutto campo e illegale” contro l’Ucraina. Un applauso, sia chiaro, alla coraggiosa gente ucraina che, incredibilmente, continua a resistere e a difendere il proprio Paese nonostante tutto.

Per chi se lo fosse perso, la Russia non ha certo raggiunto neppure un obiettivo militare, e visto che non può avanzare sul terreno, che fa? Semplice: prende di mira i civili ucraini e le infrastrutture vitali – parliamo di energia, ospedali, scuole e perfino case – proprio nel bel mezzo di un inverno che sarebbe già di per sé abbastanza terribile. Gli ucraini, però, restano un modello di forza di volontà, determinazione e resilienza. Davvero ammirevole.

L’Unione Europea, con la sua proverbiale tempra risoluta, è stata al fianco dell’Ucraina dal primo giorno dell’invasione. L’obiettivo? Una pace “completa, giusta e duratura”, basata ovviamente sui principi della Carta dell’ONU e del diritto internazionale. Tutte queste belle parole servono a sostenere ogni sforzo che possa portare a una pace dignitosa e sicura nel lungo termine. Che almeno questo sia chiaro: rispetto per la sovranità e l’integrità territoriale, perché no, sono sacri. Nessuno, neanche la Russia (ma chi l’avrebbe mai detto!), può annetteres il vicino, e tantomeno modificare i confini con la forza – non sia mai! E l’aggressore? Non va certo premiato.

Nell’infuocato clima geopolitico attuale, l’UE insiste sull’importanza di mantenere una solida solidarietà transatlantica (e globale, perché non si esclude nessuno) con l’Ucraina. Insomma, l’Europa fa la brava, si schiera senza tentennamenti e continua a sostenere finanziariamente, politicamente, economicamente, umanamente, militarmente e diplomaticamente la povera nazione invasa.

Per inciso, l’UE è – manco a dirlo – il maggior donatore di aiuti a l’Ucraina. Dopo quasi 200 miliardi di euro spesi dal 2022 a oggi, i leader europei hanno deciso di elargirne altri 90 miliardi nel biennio 2026-27. Perché mica basta, bisogna assicurarsi che l’aggressore sia tenuto a bada anche alla voce “bilancio e difesa”. Dei 90 miliardi, ben 60 andranno al cosiddetto “programma Porcupine”, destinato alle esigenze militari. Il primo pagamento? Ovviamente “il prima possibile”, un’espressione che lascia immaginare tempi ben precisi… o forse no.

In questo inverno al cardiopalmo, l’UE e gli Stati membri hanno dispiegato un’assistenza energetica mai vista prima a l’Ucraina, facendo da cornice a sistemi di difesa aerea, anti-drone e aiuti umanitari. C’è perfino un nuovo pacchetto emergenziale per generatori e ulteriori aiuti umanitari, perché l’energia è la chiave per evitare che l’emergenza odierna si ripeta. Il piano di sicurezza energetica prevede la riparazione e il rafforzamento delle reti elettriche, la rapida riattivazione delle centrali danneggiate e lo sviluppo rapido di fonti rinnovabili decentralizzate. Interessante vedere come tutto questo si traduce nel reale campo di battaglia, ma certamente su carta la scusa è perfetta.

La guerra d’attrito di Putin sembra consumare lentamente la resistenza russa, e l’UE è decisa a spremere ulteriormente la Russia per costringerla a porre fine all’aggressione e a sedersi a un tavolo di negoziazione “significativo”. Altrimenti, si minacciano pressioni maggiori sui settori energetico e finanziario russi, senza dimenticare misure supplementari contro la fantomatica “flotta ombra”. Che paure!

Ma si guarda anche oltre la guerra, verso quel pacifico “dopo” in cui le armi finalmente taceranno. L’UE e i suoi Stati membri sono pronti – a seconda delle rispettive competenze – a contribuire con garanzie di sicurezza solide e credibili, così che la Russia non possa mai più attaccare l’Ucraina. Speriamo funzioni: promesse ci sono sempre, concretezza un po’ meno.

Ovviamente, la Russia sarà chiamata a rispondere per i crimini commessi e i danni provocati. In questa ottica, si punta a dare vita al Tribunale Speciale per il Crimine di Aggressione contro l’Ucraina e a una Commissione Internazionale per i Risarcimenti, entrambi inseriti nel quadro del Consiglio d’Europa. Velocità? “Il prima possibile” – quella formula magica che garantisce attese a tempo indeterminato.

Il futuro di un Ucraina sicura e prospera, naturalmente, passa per l’ingresso nell’Unione Europea. Nonostante le sfide monumentali, l’Ucraina ha fatto “significativi progressi” nelle riforme per l’adesione all’UE. Già, perché è sempre bello poter contare sul sostegno totale dell’Europa sia per l’ingresso nella famiglia comunitaria che per la ricostruzione post-bellica.

In conclusione, il messaggio è semplice e chiaro: l’UE sta ferma e decisa con l’Ucraina. Per una pace giusta e duratura. Per un’Ucraina forte e sovrana, inserita in un’Europa altrettanto forte e sovrana. Come per magia, tutto risolto, o almeno così si spera.

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