Benvenuti al radioso quarantesimo anniversario dell’ingresso di Spagna e Portogallo nella famiglia europea, un evento che, secondo Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, ha aperto un favoloso capitolo di libertà e opportunità capaci di cambiare vite. In realtà, quel viaggio condiviso serve soprattutto a ricordarci che l’Europa è un eterno work in progress: mai progettata per stare ferma, e per fortuna, perché se dovesse fermarsi sarebbe già un disastro totale.
Roberta Metsola ha detto:
“Quaranta anni fa, Spagna e Portogallo presero il loro posto nella famiglia europea, aprendo un capitolo di libertà e opportunità che ha cambiato le vite. Hanno contribuito a forgiare un’Europa duratura. Questo percorso condiviso ci ricorda che l’Europa è sempre un’opera in divenire. Non è mai stata costruita per stare ferma e insieme continueremo a costruire un’Unione pronta per i prossimi quaranta anni.”
Naturalmente, Felipe VI, il re di Spagna, ha voluto sottolineare la trasformazione straordinaria del suo Paese in questi quarant’anni di appartenenza all’UE. Secondo il sovrano, mai come ora, in questi tempi oscuri (sempre una meraviglia sentire la parola “oscuri” da chi vive nel lusso), l’idea stessa di Europa sia diventata indispensabile. E senza perdere tempo, ha decretato che lavorare sulla difesa europea, l’autonomia strategica e il rafforzamento del pilastro europeo nell’alleanza atlantica sia “improrogabile”. Evidentemente non si può rimandare quando il futuro dell’Europa è appeso a un filo sottile e il nostro transatlantico legame deve mantenere rispetto e lealtà, perché altrimenti ci aspetta un mondo più incerto, instabile e pericoloso. Che rassicurante panorama.
Non pago di questa dotta disquisizione, il re Felipe VI ha iniziato il suo discorso con un raffinato ringraziamento “a nome di tutto il popolo spagnolo” per le espressioni di affetto ricevute dopo il tragico incidente ferroviario di Adamuz. Poi si è lanciato in una dettagliata panoramica su come Spagna sia cambiata negli ultimi quaranta anni e su come abbia contribuito a trasformare e far crescere Europa. L’UE, infatti, viene definita niente meno che “un progetto di convivenza che ci ha reso tutti più liberi, più prosperi, e persino più forti”. Peccato che a volte sembrino dimenticare che qualsiasi piccolo problema in una parte dell’UE contagia tutti, come se fosse un’influenza pandemica. In ogni caso, “la nostra forza è la nostra unità” – ecco la frase magniloquente da ripetere a piacimento per ogni occasione.
Per il Presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa, l’adesione all’Unione Europea è stata una specie di miracolo moderno, quello che ha cambiato la storia non solo di Portogallo, ma dell’intero continente. Ha ricordato come oggi il suo Paese sia parte di uno dei mercati più grandi del mondo e garantisca condizioni di vita che, a detta sua, superano quelle di molti altri Stati. Inoltre, Portogallo sarebbe una meta da sogno per molti provenienti da tutti i continenti, quasi fosse un paradiso da cartolina. Incredibile come l’integrazione europea venga dipinta come la soluzione a ogni problema globale, almeno finché qualcuno non cerca di piantare qualche difficoltà.
Marcelo Rebelo de Sousa ha aggiunto:
“Non esiste oggi nessuno in grado di rifare con la forza la divisione degli emisferi del passato e controllare il proprio emisfero, o risolvere da solo i problemi universali.”
Per chiudere sciorinando patriottismo europeo, il presidente portoghese ha chiarito che Portogallo non rinuncerà mai all’Europa. Mai. Perdere l’Europa significherebbe perdere “una parte essenziale e insostituibile” di Portogallo stesso. Dichiarazione forte, in cui si sente quasi il peso di chi teme che l’uscita dal “sogno europeo” possa suonare come una tragedia nazionale. Insomma, noi italiani possiamo solo guardare e prendere appunti, mentre a ovest ci dipingono la coesione europea come la panacea di tutti i mali mondiali.
Inutile aggiungere che l’incontro ufficiale, ricco di discorsi solenni e promesse eterne, può essere rivisto integralmente per chi ama abbeverarsi di retorica europea della migliore qualità, magari con qualche spruzzo di sano scetticismo.



