Quanti sono davvero i piani di contenimento o solo un grande bluff da manuale?

Quanti sono davvero i piani di contenimento o solo un grande bluff da manuale?

Provare a pianificare il contenimento di una fauna “nociva” in Lombardia è come cercare di risolvere un rompicapo con pezzi mancanti e nessuna immagine di riferimento. Il problema? I dati. Ma non quei dati rassicuranti e precisi, no, quelli che mancano del tutto o si aggirano in contesti vaghi e approssimativi. A farci dono di questa perla di saggezza è stato Paolo Sckokai, docente di economia agro-alimentare presso la Cattolica e autore dello studio Polis Lombardia, appena sfornato e presentato in commissione agricoltura e montagna del consiglio regionale.

Parliamo quindi di una fotografia sfocata e decisamente antiquata per i nostri amati cinghiali, stimati con quella precisione tipica dei sondaggi tra 150mila capi e chissà cosa realmente. Ma non finisce qui: mancano monitoraggi sistematici sia sulla presenza che sulle operazioni di controllo, quindi giudicare l’efficacia degli interventi è ovviamente un volo pindarico. E le nutrie? Ah, le nutrie! Quella cleptomania selvaggia lombarda tra i 700mila e i 2 milioni e 300mila esemplari, con una forbice che definire ampia è understatement. Con queste premesse, programmare interventi efficaci è pura fantascienza.

Ovviamente, la brillante commissione ha sentito il bisogno di chiedere più soldi per il monitoraggio e per aiutare gli allevatori e le comunità locali a denunciare i danni. Ovviamente, perché quando i dati sono inaffidabili, la soluzione è sempre: spendiamo di più! Carlo Bravo, consigliere di Fratelli d’Italia, si è fatto carico di puntualizzare la cosa con un realismo impeccabile:

“I dati sono chiaramente sottostimati rispetto a ciò che viviamo ogni giorno. Per lupi e orsi, le informazioni si basano su stime incomplete e per cinghiali e nutrie i numeri oscillano in margini di incertezza che fanno ridere.”

Ma davvero abbiamo almeno otto orsi?

Per i predatori veri, il rapporto ci segna 8 giovani maschi di orso arrivati dal Trentino – un viaggio avventuroso che li ha portati fin qui, ma niente prove che abbiano intenzione di mettere su famiglia nella nostra Lombardia. Gli indennizzi per danni da orso nel 2024? Solo 8.660 euro, sopratutto per le puntigliose api apicultori. Ma il vero tocco di classe di Sckokai è l’invito a copiare il sistema trentino di gestione rifiuti organici, con tanto di cassonetti “anti orso”. Perché nella nostra montagna, niente dice “progressismo” come buttare via i vecchi cassonetti e giocare a fare i protettori degli orsi. C’è anche un rassicurante monito: il rischio che un orso attacchi un essere umano non è da escludere, anche se la loro comparsa in Lombardia è pressoché una rarità degna dei Pokémon leggendari. Ciò che potrebbe cambiare le carte in tavola? Un orso troppo “amichevole” con l’ambiente urbano. Vuoi mettere un orso che fa il turista rispetto a quelli timidi e riservati?

Il lupo e il cane “cattivo”: il duello dell’anno

Per quanto riguarda il lupo, la situazione sembra più stabile con circa 50 branchi, cioè gruppetti di lupi con almeno una coppia fertile – niente puntatine occasionali, proprio famiglie allargate! Il loro habitat preferito è la montagna, con fugaci apparizioni in pianura come se fossero ospiti che si dimenticano il pass per entrare in città. Poiché i dati finiscono al 2023, potremmo immaginare che i numeri siano, ovviamente, sottostimati anche lì. Per fortuna, in Lombardia si concentra fino a un terzo delle coppie fertili presenti in tutta Italia, un dato che dovrebbe confortarci o terrorizzarci a seconda del carattere.

Sckokai ha avuto la bontà di spazzare via ogni dubbio riguardo possibili aggressioni di lupi contro gli umani, dichiarando che quella possibilità è quasi ridicola. Per non farci mancare nulla, ci ha spiegato che in realtà un cane aggressivo e libero per strada è molto più pericoloso, un messaggio che certo conforterà chi teme più il cagnolino sotto casa che il lupo nella notte.

Il succulento “panino alla nutria”: una delicata questione gastronomica

Ma il momento brillante della commissione, almeno in termini di intrattenimento, è stato regalato dal siparietto sul “panino alla nutria”. Giacomo Zamperini, consigliere di Fratelli d’Italia, ha chiesto se consumare la carne di queste “nocive” creature potrebbe essere una soluzione alternativa, tipo il famoso granchio blu. Il nostro caro docente ha dovuto ricordare che, mentre per il cinghiale esiste una filiera e una tradizione riconosciuta e legale, la nutria resta un mistero gastronomico tutto da scoprire (o da evitare, si direbbe). A quel punto, arriva l’intervento di Carlo Bravo, in perfetto stile “no nonsense”, che chiarisce di non aspettare certo un panino con la nutria per lanciare il contenimento. Ma Zamperini, senza perdersi d’animo, ribatte:

“Non ho pranzato, quindi in questo momento anche un panino così non mi dispiacerebbe.”

Ecco, se fosse una fiction, questa scena sarebbe premio Oscar per la perfetta commistione tra follia, buon senso e ironia superiore al nostro povero ecosistema selvatico lombardo. Un buon pasto, però, avrebbe forse aiutato a prendere decisioni meno basate su ipotesi e più sui fatti, ma si sa, la realtà non si piega facilmente alla fame…

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!