Quando Unindustria incorona Iotilize.me la nuova regina dell’innovazione laziale, il futuro smette di sorprenderci

Quando Unindustria incorona Iotilize.me la nuova regina dell’innovazione laziale, il futuro smette di sorprenderci

Non c’è niente di più entusiasmante dell’ennesima celebrazione delle startup, quelle creature magiche che promettono di salvare l’economia con idee geniali, almeno finché non si perde il Wi-Fi. Questa volta la scena si svolge nel cuore pulsante della modernità tutta laziale: il riconoscimento “Unindustria Startup Network 2026. Creiamo insieme l’impresa del domani”. Ovviamente, il premio va a quella che ha mostrato il massimo talento nello sfoggiare parole come “innovazione” e “alta tecnologia”: la fortunata è Iotilize.me, la startup che ha sorpreso tutti con una piattaforma SaaS IoT per la raccolta dei rifiuti industriali, dimostrando che anche i rifiuti possono essere digitalizzati e venduti come oro tecnologico.

Non contenta di questo prestigioso riconoscimento, Iotilize.me ha guadagnato il biglietto per partecipare a un evento dal nome altisonante, “Aria”, fissato a Ponza per un’apparizione tra i guru dell’innovazione. Ma non è finita qui: potrà anche sfidarsi nel famigerato Pitch Battle, manifestazione dove idee (speriamo concrete) vengono lanciate in aria a colpi di eloquio millantato. Chi vince? Beh, un pass VIP per la Silicon Valley, perché nulla dice “successo” come un weekend tra i miti di Palo Alto, seguito da un’altra scappata a Austin, Texas, patria universale degli innovatori che hanno scoperto che l’aria condizionata è un investimento più sicuro della blockchain.

Diciamocelo, il premio nasce da un’idea del Gruppo di Lavoro Nuova Imprenditoria e Startup di Unindustria, ovvero la squadra di illuminati guidata dal presidente dei Giovani Imprenditori, Eugenio Samori. Lo scopo? Valorizzare “talento e creatività”, espressioni ormai sacre e ripetute più delle preghiere laiche, in un mondo dove “creatività” sembra più un’etichetta da appiccicare a qualsiasi app che promette di risolvere problemi inesistenti.

Sempre a gareggiare per il titolo di startup più promettente c’erano un esercito di nomi quanto mai evocativi: Bufaga, Come Stai, Computarte, Industrial Academy, IntelligEarth, Intelligentiae, P-Innovation, Suprema Tape, Wh Tech e Working Mom. Una sfilata di nomi che varrebbe almeno un premio per l’originalità, se non altro. Peccato che l’ecosistema startupparo sembri più un concorso di bavaglio creativo che un incubatore di vere soluzioni.

Eugenio Samori ha commentato con la solita autorevolezza di chi ha già visto tutto e promesso un bel po’ di nulla: “L’appuntamento di oggi testimonia la capacità del Lazio di esprimere un ecosistema innovativo e tecnologico di eccellenza, fondato su competenze avanzate e settori ad alto valore aggiunto”.

Ha poi aggiunto:

“Per le startup presenti è stata un’opportunità concreta per creare relazioni, favorire la crescita e sviluppare nuove collaborazioni. Abbiamo voluto offrire non solo uno spazio di presentazione, ma un vero luogo di confronto, validazione delle idee e sviluppo, con l’obiettivo di contribuire in modo attivo all’economia di domani.”

Più chiaro di così, difficile. Un manifesto programmatico che suona però un po’ come il solito déjà vu: parole d’ordine come “confronto” e “validazione” sembrano più una danza rituale che un impegno reale. Ma non mancano i VIP di contorno a legittimare la festa: la vice-presidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, il presidente della Camera di Commercio di Frosinone Latina, Giovanni Acampora, e il direttore di RetImpresa, Carlo La Rotonda. Un quartetto che certamente aiuterà a spingere “l’economia di domani”, anche se l’economia di oggi continua a camminare con le bici coi fili e il traffico paralizzato.

Insomma, l’ennesimo festival dell’innovazione che promette il futuro senza nemmeno scalfire il presente, dove bisogna applaudire l’impegno a parole delle startup – quelle che sanno promettere mari e monti senza mostrare ancora nulla di concreto. Ma stiamo pur sempre parlando di Lazio, dove l’ecosistema dell’“eccellenza” tecnologica potrebbe benissimo essere un gioco di prestigio tra bandi, ponti aerei di idee e sogni 4.0 serviti su vassoio d’argento. Un applauso a scena aperta.

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