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Quando l’Interpol ti cerca e tu ti fai beccare al piazzale Lotto: il genio del passeur colto sul fatto - Spreconi

Quando l’Interpol ti cerca e tu ti fai beccare al piazzale Lotto: il genio del passeur colto sul fatto

Quando l’Interpol ti cerca e tu ti fai beccare al piazzale Lotto: il genio del passeur colto sul fatto

Sembra quasi una trama da film, ma è la realtà meno brillante del nostro tempo: un tale, cittadino egiziano di 39 anni, aveva un bel provvedimento di cattura pendente sopra la testa dalle autorità del suo paese natale. Il reato? Nientepopodimeno che favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un vero paladino delle traversate illegali che, almeno per una sera, ha incontrato la legge italiana.

La serata di lunedì 9 marzo ha segnato la fine della sua libertà appena temporanea, dato che al momento di un normale controllo da parte della polizia locale, le manette sono scattate come ormai tradizione nelle nostre cronache. Non perché fosse particolarmente sospetto o faceva qualcosa di eclatante sul momento, ma semplicemente perché c’era un mandato internazionale che lo richiedeva.

Ah, il fascino delle intercettazioni tra la legge nazionale e quella internazionale, così sincronizzate da sembrare uscite da una commedia degli equivoci! Forse qualcuno dovrebbe spiegare al nostro eroe che la legge italiana non solo riconosce tali provvedimenti, ma si degna anche di collaborare per farceli rispettare. Che rivoluzionario concetto.

Ma non finisce qui. Il nostro cittadino egiziano, per quanto sospetto ai radar, è finito dietro le sbarre non per un’improvvisata battaglia con la giustizia, ma grazie a un semplice controllo di routine. Ed è proprio in questi momenti che il sistema dimostra la sua ineffabile efficienza: si deve aspettare il momento fatidico e l’apparizione del mandato, un autentico jolly da estrarre al momento opportuno.

Il prototipo dell’immigrazione criminale, o quasi

Nonostante le dichiarazioni roboanti a mezzo stampa su “lotta all’immigrazione clandestina” e “controlli serrati”, la scena si ripete: il fantomatico “trafficante”, il “favoritore” si muove tra le maglie non di una rete costosissima di intelligence, ma di controlli straordinariamente ordinari. Se la giustizia fosse un gioco di abilità, il nostro personaggio avrebbe vinto senza particolare sforzo.

Si annida qui l’ironia amara di questa triste storia: il merito del suo arresto non è, di solito, frutto di ardue investigazioni o di qualche geniale inseguimento, bensì della pura routine burocratica e dell’inserimento diligente dei dati nei sistemi di controllo. Insomma, la banalità della giustizia al lavoro.

Ci si chiede allora, amara riflessione: quanti altri viaggiano sotto il nostro naso grazie a inefficienze meno “bucoliche”? Ma, certo, meglio appendere alle cronache quei pochi sporadici arresti come fossero trofei di una guerra contro il nulla.

La politica e il teatrino dell’emergenza

Dal punto di vista dell’opinione pubblica, non può mancare il solito show con invocazioni di politiche più dure e controlli intensificati. Quasi sempre, queste dichiarazioni arrivano puntuali e con tono solenne da chi deve dimostrare che l’emergenza è sempre lì, a due passi, come il mostro sotto il letto.

Peccato che mentre promettono leggi più rigide e controlli più serrati, il sistema gioca con la normalità di un meccanismo che, a volte, funziona con la stessa spontaneità di una fotocopiatrice rotta: parti, ti inceppi, riparti. Il cittadino egiziano arrestato è solo un piccolo episodio in un panorama che resta piuttosto ampio e ostruito da inefficienze che nessun proclama riesce a sanare.