Quando l’ex socio di Maldini e Vieri finisce sul banco degli imputati e tutti fanno finta di niente: parliamo di Mauro Russo

Quando l’ex socio di Maldini e Vieri finisce sul banco degli imputati e tutti fanno finta di niente: parliamo di Mauro Russo

Una sentenza in perfetto stile “vedo e dico poco”: due anni di reclusione con pena sospesa per Mauro Russo, ex ultrà della mitica curva Nord interista e, curiosità da gossip sportivo, ex socio in un brand di moda con protagonisti assolutamente estranei alla vicenda, Paolo Maldini e Bobo Vieri. Il nostro eroe era stato arrestato insieme ad altri illustri sconosciuti il 5 maggio 2025 nell’ambito di un’inchiesta che avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi “Le curve di ferro del Milan e dell’Inter”.

L’indagine, eh già, tutta roba seria perché seguita dai magistrati della Dda, Paolo Storari, Sara Ombra e Leonardo Lesti, ha coinvolto anche la squadra mobile e il reparto economico-finanziario della Guardia di Finanza. Insomma, non stiamo parlando di un party in pizzeria, ma di un’operazione di quelli che fanno sgranare gli occhi.

E come ciliegina sulla torta, la giudice dell’udienza preliminare, Francesca Ballesi, ha deciso di sbattere in galera a tempo ridotto il signor Francesco Intagliata, sette anni con tanto di cumulo di pene, mentre Mr. Scarfone ha ottenuto due anni con mimo di sospensione della pena. E non finisce qui: condanne anche per Monardo, Montalto e Sità, un bel mix tra due anni e quasi tre, tanto per non farselo mancare. Un vero e proprio festival delle pene miti, sospese o quasi.

L’Inchiesta Che Fa Scalpore

Ma cosa ha fatto di così terribile il nostro Mauro Russo, che gli ha meritato questa notorietà? Sembra che sia stato un oscuro intermediario in un’incredibile estorsione legata al business – rullo di tamburi – dei parcheggi attorno allo stadio Meazza. Sì, proprio il tempio del calcio milanese e i suoi astuti posti auto. Alla domanda se avesse fatto il cattivo, Russo naturalmente ha sorriso, dicendo che sì, lui era solo un “consulente” e per niente un estorsore. Sicuramente un uomo dal grande cuore.

Caso mai non fosse chiaro, il procedimento conteneva pittoreschi dettagli come “prestiti di natura usuraia” – perché qualche tocco di malaffare non può mai mancare – e l’epico tentativo di cacciar fuori dai giochi un certo Andrea Beretta. Quest’ultimo, altro piccolo volto noto, ultras trasformato in collaboratore di giustizia dopo aver fatto fuori il famigerato Antonio Bellocco. Un quadro familiare che fa venire voglia di un film mafioso con sfondo calcistico, ma siamo qui per i fatti, non per il cinema.

In sostanza, un mix tra mala gestione di parcheggi, usura, lotte intestine e accordi sussurrati tra curve che sembrano più telenovelas che affaroni da bastian contrari. E la giustizia? Ah, quella ha pensato bene di far parlare poco e lasciare quasi tutto nell’ambiguità di una pena sospesa, perché risolvere veramente i problemi è troppo mainstream.