Che festa meravigliosa accade quando la musica alpina decide di sbarcare nei draghi scintillanti dei Giochi Olimpici! Chi avrebbe mai pensato che lo struggente suono della fisarmonica e l’eco dei corni delle Alpi potessero sposarsi così bene con l’atmosfera da competizione globale? Sembra quasi che qualcuno abbia deciso di mescolare la tradizione montanara con la spettacolarizzazione sportiva, perché nulla dice “atleta d’élite” come un accompagnamento folk funereo in sottofondo.
Invece di puntare sul pompaggio di adrenalina con battiti elettronici o inni patriottici da stadio, gli organizzatori hanno optato per il charme rustico e la nostalgia da baita. Sarà sicuramente un toccasana per chi aspira a vincere la medaglia d’oro… oppure, più probabilmente, uno scherzo crudelissimo a chi deve mantenere la concentrazione mentre suona una tipica melodia tirolese.
Un matrimonio fra tradizioni che nessuno ha chiesto
Il tutto non sarebbe così problematico se non fosse che i Giochi Olimpici dovrebbero rappresentare il massimo dello spettacolo sportivo, dell’innovazione e dell’agonismo internazionale. Invece, ci ritroviamo con un sottofondo sicuramente “autentico” – a detta di qualcun altro – ma poco incline a motivare quei velocisti e saltatori che, a meno che non siano appassionati di contadine in abito tradizionale, rischiano di annoiarsi mortalmente.
Non si tratta solo di una stravaganza musicale, ma di una scelta che fa anche pensare a quanto la direzione artistica degli eventi olimpici stia navigando a vista, flirtando inutilmente con stereotipi regionali invece di cercare un’identità globale, memorabile e degna del rango.
Dove finiscono lo sport e la serietà?
Immaginate l’atleta di punta, appena sceso dalla rampa, che cerca di entrare nell’atmosfera giusta per sciare a tutta velocità o scattare sulla pista di atletica, mentre in cuffia risuona una slitta a muso d’asino e un coro di alpigiani che sembrano più coinvolti in una sagra paesana che in una competizione mondiale. Il colpo di scena che nessuno aspettava: la tensione olimpica annacquata dal profumo di formaggio fuso e palle di neve.
Va benissimo celebrare le radici locali, certo, ma senza trasformare la rassegna internazionale in una manifestazione folksy. Così facendo si rischia solo di perdere quel minimo di concentrazione e rispetto che ogni sportivo professionista merita, senza parlare dell’immagine internazionale dell’evento stesso, prontamente trasformata in una fiera di folklore kitsch.
Conclusioni da applaudirsi… o no?
In definitiva, il mix fra musica alpina e Giochi Olimpici sarà pure una trovata originale, ma non è difficile immaginare che tanti spettatori, e soprattutto atleti, vorrebbero ascoltare ben altro. Qualcosa che richiami davvero la grandezza dello sport, un brano epico, un ritmo incalzante, invece che un curioso e sbiadito finto folklore di montagna.
Sospiriamoci sopra e chiudiamo gli occhi, sperando che la prossima edizione delle Olimpiadi rimandi queste bizzarre contaminazioni a qualche festa di paese sperduto, mentre sulle piste si torni a sentire solo il rombo dei motori, il battito dei cuori e, magari, una colonna sonora degna di questo nome.



