La gloriosa catena di sushi nippo-brasiliana, da tempo ormai in caduta libera sul piano finanziario e commerciale, ha trovato un nuovo scampolo di vita nelle mani di un imprenditore con un curriculum… tutta logistica aeroportuale. Perché sembra ovvio che chi gestisce i bagagli smarriti dovrebbe essere anche il salvatore della cucina fusion.
Non bastasse la crisi profonda, adesso si cerca di allargare il campo d’azione puntando su ristoranti in Calabria e Sicilia, come se il miracolo del sushi potesse avvenire magicamente anche sotto le palme del Sud. Milano, invece, avrà il suo momento di gloria con tentativi disperati di rilanciare i locali storici, probabilmente con la speranza che qualche turista affamato si smarrisca e finisca per varcare la soglia.
Il trionfo della logistica culinaria
Non è dato sapere quale geniale strategia si celi dietro questa ogni tanto sorprendente fusione tra gestione aeroportuale e ristorazione orientale. Forse l’imprenditore in questione vuole trasformare i ristoranti in terminal di smistamento del sushi, dove le pietanze si caricano e scaricano con la stessa efficienza con cui si maneggiano valigie e container.
Magari sarà anche un metodo infallibile per «rilanciare» una catena in caduta libera: se non svendi il sushi, almeno trasportalo meglio, d’altronde cosa potrebbe andare storto?
Da Milano al Sud: ecco la strategia delle meraviglie
Il rilancio a Milano arriverà – come al solito – sotto forma di «rinnovo» o «rivisitazione», parole magiche che in gergo imprenditoriale significano spesso «vediamo di tirare a campare ancora per qualche mese». Nel frattempo, mentre i clienti milanesi si interrogano se il sushi con sapori brasiliani sia una trovata innovativa o una scappatoia dall’ordinario, i ristoranti del Sud si preparano a sperimentare quanto i gusti locali sappiano convivere con le alghe e il pesce crudo.
In Calabria e Sicilia, infatti, la rinascita non è solo un miraggio ma una vera e propria scommessa: trasformare territori dove la tradizione cucina con ingredienti solidi e profondi in succursali di un’esotica globalizzazione gastronomica, tutto sotto lo sguardo attento di un imprenditore che ha fatto della logistica il suo pane quotidiano.
Un futuro all’insegna dell’incertezza gustativa
Insomma, il destino di questa catena sembra segnato da una miscela esplosiva di speranze imprenditoriali affidate a chi ha più familiarità con pallet e carrelli elevatori che con i wasabi e i nigiri. Se si aggiunge la forzata espansione regionale, l’epilogo potrebbe essere un tranquillo scivolare verso l’oblio o, chissà, un incredibile exploit. In ogni caso, preparatevi a vedere il sushi viaggiare tra aeroporti e cucine calabresi con la stessa frequenza con cui si passano i gate di imbarco.



