Macché serenità: il piano industriale sventolato da STMicroelectronics è un bel mix di rassicurazioni vuote e tagli ben concreti. La Rappresentanza sindacale unitaria non ci sta a fare da cassa da risonanza alle lusinghe aziendali e fa sapere che il reparto AG8 chiuderà entro il terzo trimestre del 2026, mentre le aree strategiche EWS e Testing verranno smantellate entro il 2027. Tradotto in soldoni? Circa 2.200 persone si troveranno senza lavoro. Nel frattempo, il tanto decantato reparto automatizzato a 12 pollici crescerà solo di circa 500 unità: meraviglioso squilibrio tra posti persi e posti guadagnati, quasi da standing ovation.
I lavoratori, a quanto pare, non hanno solo la decapitazione di alcune aree produttive da temere, ma pure il destino incerto dei prodotti e delle tecnologie su cui dovrebbe puntare l’azienda. Il reparto a 12 pollici, fulcro del piano di rilancio, è avvolto nel mistero: nessuno sa quali prodotti dovranno saturarlo entro il 2027 e quale sorte toccherà al reparto a 8 pollici (R2). Insomma, è come se qualcuno avesse deciso di sparare nel buio senza nemmeno una torcia. I sindacati non hanno dubbi: questo è un chiaro segnale di un possibile ridimensionamento del sito di Agrate Brianza, che per giunta si appoggerebbe su investimenti pubblici da ben 2 miliardi, ammesso che non si volatilizzino come al solito.
Guardando al passato recente, questo tira e molla tra annunci, proteste, tavoli e incontri è diventato un vero e proprio mantra. Nel corso dell’ultimo anno, i lavoratori si sono sbizzarriti in presidi e sit-in, accompagnati da incontri istituzionali a più riprese, persino a Roma, dove è stato istituito un tavolo permanente per discutere le sorti della fabbrica. L’ultimo atto? La visita in azienda dell’assessore regionale Guido Guidesi, una bella passerella che, si spera, non resti solo un altro episodio da archiviare sotto la voce “buone intenzioni”.
La richiesta senza filtri dei sindacati
La Rappresentanza sindacale unitaria ha perfettamente capito che solo pestando i piedi si possono smuovere le cose. E infatti, a seguito di una pressione implacabile, è stato convocato un incontro presso Regione Lombardia il 2 marzo, con la partecipazione – udite udite – di tutti gli attori interessati. A che serve? A tirar fuori le vere, uniche, imprescindibili richieste sul tavolo: garanzie occupazionali per tutti i lavoratori coinvolti, investimenti certi e vincolanti sul sito di Agrate Brianza, e una prospettiva industriale chiara e sostenibile oltre il 2027. Nulla di troppo complicato, giusto? Ma se queste risposte non arriveranno, si annuncia un’altra tranche di proteste, perché tanto lo sciopero sembra essere diventato l’unica lingua comprensibile a certi palazzi.



