Quando il sisma da 4.0 scuote Massa-Carrara e La Spezia: scuole e uffici fatti sgombrare come se fosse la fine del mondo

Quando il sisma da 4.0 scuote Massa-Carrara e La Spezia: scuole e uffici fatti sgombrare come se fosse la fine del mondo
Liguria e Toscana, precisamente vicino a Fosdinovo. Alle 8:13, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia registra l’evento e subito la notizia si sparge più veloce di un caffè amaro la mattina presto.

Come da manuale del buon allarmismo, scuole di ogni tipo, dal polo universitario al conservatorio Puccini, hanno immediatamente abbassato le serrande per “precauzione”. E non parliamo solo degli istituti: uffici comunali e provinciali, con impiegati già pronti a cominciare la loro giornata lavorativa, sono stati ordinatamente mandati fuori dagli edifici. Del resto, meglio tenere tutti in strada ad ammirare il panorama – che sappiamo tutti quanto sia importante la sicurezza, soprattutto quando non ci sono danni apparenti.

La Protezione Civile di Massa Carrara ha dato il suo verdetto: nessun danno. Ecco una notizia che nessuno si aspettava, vero? Nel frattempo, i cittadini – sempre pronti a seguire ogni indicazione – si sono affrettati a prendere d’assalto le vie, trasformando le strade in un piccolo raduno spontaneo di gente preoccupata ma senza danni da mostrare. Alcune scuole hanno ovviamente “attivato le procedure di emergenza” e sono riuscite a far uscire gli studenti, lasciandoli poi a un generoso limbo di attesa, in attesa di sapere se le lezioni proseguiranno o se sarà il momento ideale per un’altra pausa didattica.

La scossa, a onor del vero, è stata percepita con chiarezza anche più in là: La Spezia, Genova, Lucca, la Garfagnana e la Versilia. Quest’ultima, sempre pronta a stupire, si è fatta notare grazie al sindaco di Pietrasanta, che ha subito ordinato la chiusura delle scuole comunali in attesa che il preziosissimo personale tecnico conduca le sue accuratissime verifiche.

La logica impeccabile della sicurezza preventiva

È davvero confortante vedere come, di fronte a un terremoto praticamente innocuo, ogni istituzione faccia scattare un meccanismo di precauzione totale tanto rapido quanto… un po’ teatrale. Del resto, quale miglior modo per dimostrare efficienza se non chiudere scuole e uffici appena viene registrata un’oscillazione? Se qualcuno sperava in qualche danno o disastro da segnalare, be’, deve aver preso un abbaglio. Eppure, nonostante nessun problema materiale, il dramma della “emergenza” si è consumato alla perfezione – almeno sul piano comunicativo.

In un mondo ideale, ogni scossa sismica sarebbe un’occasione per affinare i protocolli di sicurezza, ma a volte sembra più una gara a chi crea più allarmismo, senza considerare che la ripetizione di chiusure e evacuazioni può facilmente trasformarsi in routine inutile, e magari un po’ costosa. Ma no, lasciamo perdere queste piccole cose e concentriamoci sull’eroismo degli enti che hanno prontamente sincronizzato la loro risposta, trasformando una giornata normale in un set degno di un film catastrofista – onore al merito.

Conclusioni: tra timori, sicurezze e comicità involontaria

Alla fine, nulla di rotto, nessuno ferito, solo un bel po’ di scuole chiuse e impiegati mandati a casa… per qualche ora. E mentre si attendono i verdetti ufficiali, noi spettatori di questo teatrino dal vivo possiamo solo applaudire la solerzia delle istituzioni che, al minimo fruscio, sanno trasformarsi in una macchina perfetta di prevenzione preventiva.

Insomma, in Italia non siamo mai da meno quando si tratta di assicurare che, anche in assenza totale di pericoli reali, venga comunque fatto tutto il possibile per farci rendere conto che “si sta lavorando”. E che il terremoto è un fenomeno serio, ma ancor più seriamente gestito—con una gestualità degna di una perfetta commedia degli equivoci.

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