Durante l’inaugurazione della mostra a Palazzo Madama dedicata a “Il volto delle Donne – 80 anni di Repubblica: Storie di ingegno fino alle madri costituenti”, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sfoderato una perla di saggezza degna di un manuale di corteggiamento in salsa istituzionale.
Appena tagliato il nastro, con la delicatezza di un elefante in cristalleria, si è rivolto a una cronista con:
“E tu chi sei? Sei carina.”
Naturalmente, consapevole dell’errore madornale appena commesso — perché mica si può appellare una giornalista “carina” senza poi aggiustare il tiro — ha subito ribadito, con la profondità di un aforisma da dottrina politica:
“Ma soprattutto brava. Perché oggi le donne valgono soprattutto se brave.”
Un pensiero rivoluzionario, degno di rimanere inciso nella storia della politica italiana, perché evidentemente, nel magnifico mondo di La Russa, il valore femminile è strettamente legato a una saggia miscela tra bellezza e capacità. Perché, chi l’avrebbe mai detto, la bellezza non è più sufficiente: ora serve anche essere brave. Che progresso, eh?
Ecco la quintessenza del rispetto istituzionale per le donne: uno scrutinio che parte da come appaiono per poi, se va bene, correggere il tiro e contemplare qualcosa che somiglia al talento. Un vero e proprio bilancio ai tempi della parità di genere, in salsa autocelebrativa.
Quindi, con questa sagace espressione, Ignazio La Russa, anziché onorare l’occasione della mostra dedicata alle donne e alle madri costituenti, ha regalato a tutti noi il ritratto perfetto di uno stereotipo istituzionalizzato e ostinatamente inossidabile.



