I consorzi responsabili della gestione degli pneumatici usati sono nel panico più totale: incredibilmente, risultano in circolazione 40 mila tonnellate di gomme in più rispetto a quanto preventivato. Non stiamo parlando di qualche ruota in più, ma di una montagna di pneumatici provenienti da un mercato nero che manco il miglior thriller riuscirebbe a inventare, con tanto di carico illegale dall’estero. Naturalmente, queste gomme sono completamente fuori dal controllo del contributo ambientale, perché pagare quando si può risparmiare evadendo?
Nel frattempo, nei comuni a sud di Milano, si accumulano centinaia di copertoni abbandonati che – sorpresa! – costituiscono un autentico disastro per l’ambiente. Ma quale ambiente se nessuno sembra farci davvero caso? Si può discutere all’infinito di strategie ecologiche e buone pratiche, ma quando il sistema si inceppa di fronte a un’evidenza tanto gigantesca, i risultati sono solo montagne di pneumatici dimenticati.
Inutile illudersi che questa non sia una bomba ecologica a orologeria: copertoni ammassati, dall’aspetto innocuo, nascondono rischi quasi apocalittici per la natura. Sono ricettacolo di acqua stagnante, zanzare, fiamme scatenate in caso d’incendio, e ogni altro genere di problema che solo un’amministrazione davvero efficiente si degnerebbe di affrontare immediatamente.
Il paradosso dell’economia circolare e il mercato nero degli pneumatici
Come siamo riusciti a trasformare un’idea così ambiziosa come l’economia circolare in un campo minato di illegalità e mala gestione? Semplice: introducendo un sistema che sembra progettato per fallire. I consorzi, incaricati di garantire il riciclo e il corretto smaltimento, si ritrovano invece a fronteggiare una massa incontrollata di pneumatici che sfuggono a qualsiasi tracciabilità o contribuzione economica.
Il mercato nero spunta come funghi dopo una pioggia، attraendo chi non vuole pagare nulla e, inevitabilmente, lasciando i comuni a gestire rogne ambientali sempre più grandi. Ma forse la vera domanda è: chi ha interesse a far proliferare questo caos? Oppure, la classica risposta all’italiana, diamo la colpa all’altro senza fare troppo rumore.
Responsabilità inesistenti o nascoste: un gioco al massacro ambientale
La situazione sembra una tragicommedia. Nessuno ammette apertamente le proprie responsabilità, mentre il contributo ambientale, cioè la tassa che dovrebbe coprire il costo dello smaltimento, è sistematicamente aggirato. Le gomme provenienti da piantagioni di illegalità non versano un euro, ma l’impatto ambientale viene pagato da tutti – o meglio, da chi ha la sfortuna di vivere nelle zone più colpite.
Insomma, mentre i cittadini si ritrovano a fare i conti con discariche abusive e pericoli sanitari, i veri artefici di questa catastrofe continuano a tirare i fili da dietro le quinte, pronti a ricominciare con la prossima partita di gomme fantasma. Un sistema fatto di omissioni, colpevoli silenzi e inefficienze che dimostra quanto sia facile derubare la natura senza nemmeno dover uscire da un ufficio elegante.
Cosa aspettarsi? Una soluzione rapida? Sognare non costa nulla
Riuscirà qualcuno a mettere ordine in questo caos pneumatico? La risposta è tanto ovvia quanto triste: no, almeno non nell’immediato. La complessità del meccanismo, l’assenza di controlli efficaci e la poca trasparenza della filiera lasceranno tutto come prima. Forse anche peggio, perché con l’aumento del traffico illecito e delle gomme in più, la miccia si allunga e l’ambiente è lì, con il conto salatissimo da pagare.
Quindi, mentre l’aria di Milano e dei suoi dintorni si fa più pesante, le autorità e i consorzi fanno finta di non vedere. Nel frattempo, il business del pneumatico clandestino continua a gonfiarsi, con buona pace dell’economia circolare e dell’ambiente, che ormai sono diventate perlopiù parole di moda da quanto sono sbiadite nell’operato reale.



