Sembra che Yasushi Kaneko, il ministro dei trasporti giapponese, abbia deciso di concedersi una passeggiata alla centrale operativa della linea metropolitana M4 di Milano, quella che si vanta di essere la più automatizzata e tecnologicamente avanzata della città. Come se non bastassero i problemi quotidiani, eccolo qui a spulciare ogni dettaglio della “mobilità del futuro”.
L’8 maggio, nel tardo pomeriggio, il ministro è stato accolto con tutti gli onori (e probabilmente un bel caffè forte) da Alberto Zorzan, amministratore delegato del gruppo Atm, e da Stanislao Borriello, general manager del signalling e delle soluzioni ferroviarie per l’Italia di Hitachi Rail. A fargli compagnia una parata di delegati ministeriali, ambasciatori e consolati giapponesi sparsi per Milano, perché quando si parla di tecnologia all’avanguardia, non si bada a spese.
Ovviamente, Atm, con quella modestia che gli è propria, ha voluto sottolineare che l’incontro al polo di San Cristoforo non è stato solo un salotto buono, ma un momento imperdibile (eh sì) per scambiarsi idee sui “modelli di mobilità di nuova generazione.” Tradotto: un mix tra tecnologia, efficienza operativa e quel miraggio chiamato “sostenibilità ambientale”, che ormai tutti amano citare senza nemmeno sapere cosa significhi davvero.
I numeri che fanno sognare… o forse no
Ora veniamo alle vere star dello spettacolo: i numeri della M4. Quindici chilometri di pura (o presunta) avanguardia, con ben 21 stazioni disseminate qua e là, e un esercito di 47 treni pronti a portarti dal centro direttamente a Linate in soli 12 minuti. Una vera impresa, se solo non si guardasse la realtà che sembra quasi raccontata da un romanzo di fantascienza.
Nei primi mesi del 2026 – sì, proprio così, il futuro prossimo – la linea vanta un fantasmagorico aumento del 10% di passeggeri giornalieri, pari a circa 15mila persone in più. Tradotto per i meno avvezzi ai numeri: 165mila utenti al giorno che, con grande entusiasmo (e forse un po’ di sguardi speranzosi), salgono e scendono da questa metropolitana del progresso.
Il quadro è chiaro: mentre Milano si vanta di questa “meraviglia” di efficienza e tecnologia, i cittadini possono godersi il piacere dell’attesa, dell’assenza di aria condizionata nelle ore più calde, e di quella leggera sensazione di essere protagonisti di una prova generale di futuro che forse non arriva mai davvero.
Insomma, tra visite ministeriali, numeri da far girare la testa e dichiarazioni di circostanza, la M4 resta lì, a ricordarci che il progresso passerà, prima o poi, anche da questi binari ultratecnologici di Milano. Nel frattempo, buon viaggio.



