Approfittare degli spazi angusti e soffocanti dell’ascensore della metropolitana per bloccare la vittima come un predatore affamato, lasciandole giusto quel poco di respiro per rendersi conto di essere stata derubata senza poter nemmeno provare a reagire. Ecco la brillante tattica messa in scena domenica scorsa alla stazione di Milano Centrale, dove la polizia locale ha avuto l’onore di fermare una diciannovenne, H. F., protagonista indiscussa di questo piccolo capolavoro criminale.
Non c’è dubbio che in un mondo che non dorme mai, anche i ladri più giovani stanno trovando modi sempre più creativi per tormentare le nostre giornate, sfruttando ogni centimetro di spazio per trasformare innocenti viaggiatori in vittime inconsapevoli di un furto lampo e indolore – almeno, per chi li commette.
Il capolavoro del furto in ascensore
Nel pieno della tensione cittadina, quando uno vorrebbe solo arrivare al lavoro senza ansie, questa giovane ladra ha pensato bene di mettere a frutto la sua immensa fantasia criminale. L’ascensore, quel piccolo spazio imbarazzante dove non si può nemmeno evitare di guardare negli occhi gli straordinari sconosciuti che ti fanno compagnia, si è trasformato in un teatro perfetto per la tecnica del “blocco totale”. Detto in parole povere: niente vie di fuga, nessuna possibilità di gesti eroici da parte della vittima.
Così, tra le pareti metalliche di quest’ascensore, la giovane ladra ha agito con fredda determinazione, facendo sparire portafogli, telefonini e magari qualche sogno di tranquillità per chi viaggiava ignaro. La prontezza degli agenti non ha concesso a H. F. neanche il tempo di godersi la fuga, e l’arresto è scattato quasi come una punizione esemplare – un’esibizione di efficienza che però, immancabilmente, ci lascia con qualche domanda inquietante sulla sicurezza in quei luoghi tanto affollati quanto insidiosi.
Quando il crimine si adatta allo spazio urbano
Non c’è nulla di più affascinante (dal punto di vista sociologico) di osservare come il crimine si evolva e si adatti agli spazi urbani, sfidando l’ordine costituito con una creatività che, di certo, non possiamo attribuire agli eroi dei libri di testo. L’ascensore della metropolitana, un microcosmo in miniatura di caos e fretta, diventa così il palcoscenico ideale per questa commedia degli equivoci criminali.
Se pensate che basti solo aumentare il numero di telecamere o predisporre qualche agente qua e là per eliminare questi fenomeni, beh, lasciate che vi offra una dose di sana e cruda realtà. La realtà è che i ladri trovano sempre fessure, porte socchiuse, fughe laterali nascoste nei dettagli più improbabili. Ma almeno, quella povera ragazza è stata fermata, e qualche portafoglio tornerà felicemente nelle mani di chi l’aveva smarrito.
La sicurezza urbana: un eterno gioco del gatto e del topo
Ogni volta che si parla di sicurezza urbana – e specialmente quando un episodio così plastico come quello di Milano Centrale finisce in cronaca – ci si accorge che la gestione di questi problemi è poco più di una partita a scacchi tra mosse del ladro e contromosse delle forze dell’ordine. Peccato che spesso i cittadini siano quelle pedine un po’ sacrificabili su questa gigantesca scacchiera, costrette a rincorrere uno stato di normalità che sembra sempre più un miraggio.
Magari, dopo questo memorabile episodio, qualcuno penserà di ingrandire un po’ gli spazi degli ascensori o addirittura predisporre controlli a sorpresa. Oppure no. Forse basterà continuare a raccontarci che tutto va bene, che la città è sicura, e che episodi simili sono roba sì da condannare, ma anche da accettare come inevitabili corollari della vita metropolitana. Nel frattempo, la giovane H. F. si gode le conseguenze delle sue scelte, e gli sfortunati viaggiatori imparano che, per non farsi derubare, bisogna semplicemente scegliere il mezzo di trasporto giusto… o magari starsene a casa.



