Quando i fuochi di San Giovanni fanno flop: colpa dei droni e dei software in sciopero, svelate le scuse patetiche dell’azienda

Quando i fuochi di San Giovanni fanno flop: colpa dei droni e dei software in sciopero, svelate le scuse patetiche dell’azienda

Oh, la magia della festa di San Giovanni in piazza Vittorio: luci sui palazzi “sorprendenti”, dj-set dai balconi “promossi a pieni voti” e una folla di giovani “più numerosa che mai”. Una vera sinfonia di entusiasmo… fino al gran finale, ovvero i fuochi d’artificio, che invece hanno deciso di prendersi una pausa di riflessione. Sì, avete letto bene: spettacolo a intermittenza, lunghe pause tra uno scoppio e l’altro, musica a basso volume, coreografie dimezzate e un’atmosfera più simile a un funerale pirotecnico che a una festa in pieno stile estivo.

La colpa, a quanto pare, è tutta del “software” che gestisce i fuochi. Pyroitaly, la società incaricata dello spettacolo pirotecnico, si presenta con un impeccabile “siamo spiacenti”: “Il software è andato in tilt e siamo riusciti a dare fuoco solo a metà dei botti previsti”. Mamma mia, poveri torinesi, scusateci per avervi regalato una metà festa invece del gran finale esplosivo!

Uscendo da piazza Vittorio, la delusione si tagliava con un coltello. “Non sono mai stati così brutti”, confidava qualcuno, evidentemente un esperto estetico dei fuochi artificiali. E se dal vivo c’era un certo silenzio imbarazzato, online è scoppiata la tempesta di critiche: “Delusione totale”, “Fuochi partiti in ritardo e senza uno straccio di logica”, “Un vero buco nell’acqua” e via di questo passo. Nemmeno le opposizioni in Comune hanno resistito a una punturina: “Meglio non far nulla e destinare quei soldi ai generatori per le famiglie al buio”, hanno chiosato con la saggezza che solo un’amministrazione casalinga può avere.

Un disastro a metà: le spiegazioni… di Pyroitaly

Dalla standing ovation per la prima parte dello show, si è passati a bocche cucite e sguardi sconcertati alla fine dei fuochi. Il colpevole? Il software della centralina che coordina tempi e coreografie, come spiega con candore il presidente di Pyroitaly, Mauro Fiorini: “Dopo i primi botti, tutto è andato in tilt e metà dei fuochi non è mai esplosa”. Chapeau per la trasparenza del signor Fiorini, ma chissà come se la passano i 47 mila presenti che aspettavano il gran finale.

La serata, partita con un quarto d’ora di ritardo per un visto tardivo dell’Enac, ha visto svanire via ritmo e fascino. Sembra quasi una metafora dell’organizzazione di certi eventi, non trovate? Ma le sorprese non finiscono qui.

I droni misteriosi: invasori o semplici disturbatori?

Per aggiungere pepe al mix, spunta l’ipotesi dei droni “non autorizzati” che hanno volteggiato sopra piazza durante lo show. Una contaminazione aerea che, secondo le ipotesi degli esperti, potrebbe aver interferito con il controllo del software pirotecnico. Peccato solo che i droni ufficiali dell’evento si siano subito dissociati, affermando che i clamorosi intrusi non erano affatto “loro”. Insomma, un episodio da film di spionaggio tecnologico, o forse solo una bella scusa per giustificare un pasticcio mastodontico.

Sul fronte sanzioni? Nulla di fatto per ora, nessuna denuncia partita e i protagonisti di questa saga rimangono soltanto ombre vaganti nella notte torinese. Però la società, con la solita classe incontrastata, si scusa e addirittura propone di restituire i 60 mila euro presi. “Rispettiamo i soldi pubblici”, dichiarano, peccato che la restituzione non cancellerà la figuraccia odierna.

La festa, il fallimento e il sindaco conciliatore

Il sindaco di Torino, Lo Russo, ha passato la serata accompagnato dal top management di Stellantis e Iren Energia, i megasponsor con un investimento complessivo di 700 mila euro per la festa. Nonostante il finale amaro, ha preferito sottolineare la cosa più importante: l’eccezionale partecipazione dei giovani e il successo della prima parte della manifestazione. Sarà che, dopo una pausa di almeno quindici minuti tra un botto e l’altro, conviene davvero concentrarsi solo sulle cose belle.

Morale? A Torino si sa fare festa, ma forse non si sa ancora troppo bene come farla esplodere nel modo giusto.

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