Ah, la tranquilla vita milanese nel quartiere Santa Giulia si arricchisce di un nuovo capitolo di pura armonia urbana: un violentissimo blitz a pugni e coltellate in un appartamento di via Gino Severini 5. La serata di mercoledì si è trasformata, per due diciottenni, in un’odissea tra sangue e bugie da film di bassa lega. Spoiler: il protagonista del terrore è un giovanissimo di soli diciassette anni, quasi maggiorenne, pescato comodo nella sua tana di Paullo dalla sagace polizia di Stato sotto l’egida della temibile pm minorile Brunella Sardoni.
Perché sì, quando vuoi risolvere un caso di follia sanguinaria, cosa fai? Scavi nel telefonino di una delle vittime. Ed ecco trovare il nostro rampollo dell’illegalità, insieme a un panetto di hashish da centinaio di grammi nella sua stanza dei giochi. E il coltello, questo piccolo dettaglio, lo ritrovi sistemandolo con cura poco distante, lo stiletto usato per trafiggere il petto e l’addome del più malcapitato che è finito dritto dritto all’ospedale con un intervento d’urgenza sul groppone. Ma non è finita: anche a casa dei feriti la polizia ha scovato tracce di droga – 12 dosi di hashish per trenta grammi, con tanto di bilancia del pusher in erba.
Ma ecco la chicca del giorno: i due, inizialmente esperti raccontatori di favolette, fingevano che fosse un “sconosciuto” a colpirli. Prima una sorpresa in ascensore, poi la versione in cui lo stesso individio, ancora sconosciuto a loro ma con un coltello in una mano e pugni nell’altra, li aggrediva in casa mentre facevano amicizie tossiche. Ma guarda un po’, il malintenzionato si rivela essere proprio il nostro diciassettenne, italiano di seconda generazione. Sorpresa!
Ragazzi pestati a Santa Giulia: non proprio la favola che ci si aspetta
Le vittime? Due brillanti giovani di diciotto anni, pure loro italiani, finalmente ospedalizzati ma – fortunatamente per il sistema sanitario lombardo – non in pericolo di vita. Il più “fortunato” ha ricevuto una ferita al torace degna da film horror, con codice rosso e operazione d’urgenza. L’altro? Un trauma cranico, un pubefero all’orecchio e parecchi lividi per un codice giallo. Tutto nella normale routine da quartiere moderno, insomma.
Bugie, droga e coltelli: il cocktail perfetto
Il primo racconto del ragazzo meno ammazzato? Un colpo da manuale: erano solo due innocenti vittime sorprese da uno sconosciuto nel pianerottolo mentre uscivano dall’ascensore, così, senza motivo. Elegante. Dopo qualche brillante indagine della polizia scientifica, che ha trovato tracce di sangue e sostanze stupefacenti a casa, il racconto ha subito una trasformazione degna di un reality show. La nuova versione? Un giovane di origini nordafricane, “amico di amici” e sconosciuto al gruppo, era lì con loro a sballarsi con la droga. Quando ha chiesto soldi e non glieli hanno dati, boom: spray urticante, pugni e una bella coltellata per completare il quadro.
Ora il giovine in questione si gode il trattamento riservato ai “malintenzionati” con accuse di tentato omicidio, rapina aggravata, lesioni gravi e detenzione ai fini di spaccio. Il tutto mentre il quartiere ancora si diverte a chiedersi come mai tra droga, coltelli e racconti contradictori si debbano stupire di tanta violenza.



