Una vittoria che più globale non si può, nata a decine di migliaia di chilometri da dove la storia è stata scritta. Perché dietro quel martedì d’oro della staffetta mista dello short track, c’è l’influenza nascosta e portentosa di Qi Mengayo, la mente (e la fatica) dietro il magico quartetto formato da Arianna Fontana, Pietro Sighel, Thomas Nadalini ed Elisa Confortola. Classe 1987, originaria della provincia cinese nord-orientale del Jilin, la sua carriera da pattinatrice si è interrotta bruscamente nel 2009 a causa di un problema al ginocchio. Da allenatrice, invece, è decollata alla grande, diventando direttore tecnico e capo allenatore della Nazionale senior italiana dal 2023. Quasi quattro anni di lavoro certosino per condurre la squadra azzurra all’apice con quella medaglia più preziosa che si possa desiderare.
Una settimana prima dei Giochi, Qi si lasciava scappare un’anticipazione quasi ingenua: «Saranno i miei primi Giochi Olimpici e non vedo l’ora». Beh, ora quella tanto attesa ‘ora’ è arrivata con una luminosità tale da far impallidire tutte le aspettative, coronando un sogno che fino a poco fa sembrava solo un ambizioso auspicio: «Speriamo di vincere medaglie e ori a questi Giochi».
Indovinate un po’? Sogno esaudito, medaglie vinte, ori conquistati. I miracoli, a volte, scaturiscono da lontano, come un prestigiatore silenzioso ma determinato.
I Protagonisti della Favola
Il quartetto d’oro dello short track è un cocktail di talento e storie personali che sembrano scritte su misura. Pietro Sighel, figlio d’arte, erede di una tradizione di ghiaccio; Arianna Fontana, l’eterna regina, che ancora una volta mostra di non essere stanca di dominare; e i giovanissimi Thomas Nadalini e Elisa Confortola, i baciati dalla fortuna – e da una quota di talento non proprio da poco. Un mix esplosivo che ha fatto impazzire i cronisti e soggiogato gli avversari.
Ma in tutto ciò, chi è davvero la regista nascosta dietro l’incredibile impresa? Quella che ha saputo tramutare due filosofie così agli antipodi da sembrare incompatibili in un’armoniosa sinfonia di medaglie?
Nata e cresciuta in Cina, poi formatasi atleticamente in Canada, nella scintillante ma gelida Calgary, Qi Mengayo ha una storia che è tutto fuorché lineare. Prima studi di economia, quasi a prendere fiato, poi un salto nel vuoto come allenatrice volontaria in vari club: mosse azzardate che le hanno aperto porte insperate.
La sua è una quadratura del cerchio che unisce Oriente e Occidente, due mondi geograficamente vicini ma filosoficamente distanti per approccio alla vita, allo sport e naturalmente al concetto stesso di lavoro. La sua auto-definizione, tutta da gustare, è questa: «Forse sono più severa degli allenatori occidentali, ma più morbida di quelli orientali». Tradotto: una specie di ibrido con una spruzzata di educazione americana, quella raccolta tra le nevi canadesi.
Ecco, la stessa donna che prima di essere reclutata dalla Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio (per la cronaca, l’unica nota francamente originale nell’intero racconto) avrebbe dovuto rientrare trionfalmente a casa. Nel 2018, infatti, i riflettori della leggendaria campionessa cinese di short track Wang Xiuli si erano posati su di lei. Poi, come in ogni trama degna di Hollywood, arriva la pandemia a rovinarle i piani di rientro e a congelare tutto per cinque anni.
Nel 2023, l’Italia chiama e lei, da professionista irreprensibile, non può che dire sì. Nonostante tutto. Povera patria, avrà pensato.
La Magia del Connubio Culturale nella Sua Vita
Qi conferma con sarcasmo chiarissimo: «Ho assimilato sistemi diversi. Il mio valore non è solo allenare una squadra, ma connettere filosofie». Nessun miracolo: un complicato equilibrio culturale e personale, tanto delicato quanto indispensabile.
Ma se vi state chiedendo come faccia a gestire tutto senza impazzire, ecco la soluzione: la famiglia fa i salti mortali tra Italia e Canada. In primavera ed estate sono qui, durante la stagione agonistica tornano là, un via vai degno di un aeroporto internazionale. Il marito? Doppio fine settimana per lui, metà qui e metà oltre oceano. I genitori la supportano a Bormio, sua base italiana, con i due figli che fanno da contorno umano a questa giostra internazionale.
Un incastro perfetto che fa miracoli, proprio come il suo lavoro di allenatrice, capace di trasformare atleti in medagliati d’oro. Una favola moderna tessuta con ironia, tenacia e un pizzico di geopolitica sportiva. Chi l’avrebbe mai detto che a decidere le sorti del pattinaggio azzurro sarebbe stata una cinese con diploma canadese e residenza italiana? Sarà mica questo il segreto dell’Italia vincente?



