Putin sbotta contro il blocco americano al petrolio di Cuba, perché naturalmente è inaccettabile

Putin sbotta contro il blocco americano al petrolio di Cuba, perché naturalmente è inaccettabile
Vladimir Putin si è lanciato in una delle sue solite performance di condanna morale, questa volta prendendo di mira il blocco carburante imposto dagli Stati Uniti a Cuba. Ovviamente, Mosca considera queste ultime restrizioni un affronto insopportabile e inaccettabile. Applausi.

In un momento in cui l’isola caraibica sta affrontando una crisi economica che i più tengono a definire la più grave dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica, il presidente russo si rivolge a tema con sensibilità sovietica.

Putin ha parlato mercoledì durante un incontro con il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla, come riportato dall’agenzia Tass, ribadendo con inoppugnabile fermezza che “non accettiamo assolutamente nulla di tutto questo”.

Da parte sua, la Russia, fedele al suo ruolo da alleato eterno di Havana, ha definito la situazione del carburante in quest’isola “veramente critica” e ha annunciato discussioni attive su come possa offrire aiuto. Ma si sa, le parole sono molto importanti quando si tratta di grandi amicizie internazionali.

Putin ha anche voluto rammentare al mondo quanto “sempre abbiamo appoggiato Cuba nella sua lotta per l’indipendenza, per il diritto di seguire il proprio cammino di sviluppo”. Del resto, chi non è commosso dal costante sostegno russo?»

Continuando il suo discorso, ha sottolineato come sia nota la difficoltà dei cubani negli ultimi decenni, impegnati a combattere per vivere con regole proprie e per difendere i propri interessi nazionali. Peccato che queste stesse difficoltà siano anche note ai più, grazie alle peculiari scelte di politica interna ed estera.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno praticamente tagliato fuori Cuba dal petrolio venezuelano dopo aver lanciato quella che chiamano “operazione militare straordinaria” per rimuovere il presidente Nicolás Maduro il 3 gennaio. Ovviamente, la nota ufficiale innocente sostiene che 32 cubani siano stati uccisi durante l’attacco, un dettaglio che non ha scoraggiato Washington dalla prosecuzione della sua politica di pressione.

Il presidente statunitense Donald Trump, in una delle sue tipiche modalita di guerra commerciale, ha minacciato da allora dazi contro ogni paese che osi fornire petrolio a Havana, descrivendo il governo cubano come “una minaccia straordinaria e insolita”. Ironia della sorte, un regime che si definisce a scuola di democrazia.

Il risultato? Una scarsità di petrolio talmente preoccupante da spingere le Nazioni Unite a paventare un possibile “crollo umanitario” a inizio mese. Una sceneggiatura perfetta da tragedia geopolitica. Ma si sa, drammi e responsabilità si mescolano volentieri quando interessi e retorica entrano in gioco.

“Cambiamenti molto drammatici”

Ovviamente, il governo cubano, da parte sua, ha mandato un messaggio forte: condanna la pressione americana e ha deciso di adottare misure “speciali” per proteggere i servizi essenziali e razionare il carburante nei settori chiave. Non fosse altro per evitare che la capitale Avana si trasformi in un gigantesco deposito di immondizia, come mostrano alcune immagini recenti di cumuli di rifiuti che complicano l’urbanistica quotidiana.

Fra le misure adottate, c’è anche la sospensione di un tradizionale festival annuale del sigaro, previsto proprio in questi giorni, senza ancora una data alternativa. Un monito chiaro che non c’è più spazio per festicciole quando le risorse scarseggiano.

La Casa Bianca, da parte sua, ammette – con quell’ironia sottile che contraddistingue ogni portavoce americano – che a Cuba servono cambiamenti radicali. Il portavoce Karoline Leavitt ha infatti dichiarato senza giri di parole:

Karoline Leavitt said:

“Sono un regime che sta cadendo. Il loro paese sta collassando ed è per questo che crediamo che sia nel loro migliore interesse attuare cambiamenti molto drammatici al più presto.”

Mettetevi comodi, perché da questa telenovela geopolitica non ci si annoia mai. Cambiamenti “molto drammatici” on demand, non di meno. Ricordiamo con affetto la stessa retorica pronunciata altrove, con effetti spesso… sconosciuti.

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