Primo ministro della Groenlandia scherza sulle paure di invasione Usa mentre Trump rinnova il corteggiamento

Primo ministro della Groenlandia scherza sulle paure di invasione Usa mentre Trump rinnova il corteggiamento

È davvero commovente vedere come il mondo stia affrontando con così tanta serietà la minaccia imminente di un’ipotetica invasione americana di Groenlandia. Proprio così, niente meno che la gigantesca isola artica ricca di minerali – apparentemente un obiettivo ambito da Donald Trump e il suo spirito avventuroso. Dopo la sua recente sortita militare in Venezuela, il presidente a stelle e strisce ha pensato bene di lanciare un nuovo sogno imperialista: l’acquisizione di quella distesa ghiacciata, ovviamente “per motivi di sicurezza nazionale”.

Ma niente panico, ci pensa il Primo Ministro groenlandese Jens Frederik Nielsen a mettere un po’ di sale in zucca. In una conferenza stampa leggera come una nevicata a luglio, Nielsen ha liquidato l’ipotesi di un’invasione con la stessa facilità con cui si scaccia una mosca: gli Stati Uniti non potrebbero certo “conquistare” la Groenlandia. E poi, che paragone è quello con il Venezuela? Noi siamo una “democrazia da molti anni”, e non un caos diplomatico travestito da rivoluzione. Insomma, calma e gesso, c’è ben altro da temere.

Certo, capiamo benissimo l’ansia di chi pensa a missili e truppe in marcia – ma Nielsen rassicura che la cooperazione con gli Stati Uniti non solo è “stata buona”, ma si vuole persino ricreare, come se fosse un’amicizia tra bambini dopo una litigata. Un’idealizzazione da manuale della politica internazionale.

Gli eroi del Nord contro il sogno espansionista a stelle e strisce

Nel coro di applausi a Groenlandia e Danimarca, i leader europei si sono affrettati a mostrare solidarietà al regno nordico, ovvero quella pedina strategica di cui si occupa da secoli la capitale danese. Nel frattempo, Trump non fa che rilanciare: “Sto parlando seriamente” sull’acquisto dell’isola, anche se, modestamente, non ha ancora fissato scadenze temporali. Insomma, il sogno rimane, ma il calendario è ancora da definire.

Il presidente americano giura che “Greenland è necessaria per la sicurezza nazionale”. Ovviamente, perché nessuno può dormire sonni tranquilli finché non si controlla ogni quadratino di ghiaccio artico, magari dotandolo di qualche missile ipersonico nascosto dietro un iceberg.

Nel frattempo, Mette Frederiksen, Primo Ministro della Danimarca, lancia l’allarme con piglio drammatico, come se fosse a un episodio di un reality show politico. Avverte: un’eventuale invasione americana di una nazione NATO sarebbe la fine “di tutto”. Traduzione: bye bye NATO, arrivederci sicurezza garantita dal secondo dopoguerra. Qualcuno potrebbe chiedersi se non si stia esagerando un tantino, ma la democrazia scandinava ha chiaramente una propensione per il melodramma nazionale.

Mette Frederiksen ha detto:

“Credo che si debba prendere sul serio il presidente americano quando dice di volere la Groenlandia. Ma voglio anche essere chiara: se gli Stati Uniti scelgono di attaccare militarmente un altro paese della NATO, tutto finisce. Tutto, compresa la nostra alleanza e la sicurezza che ci ha protetti finora.”

Un messaggio chiaro, dunque: l’amicizia finisce dove inizia il Piombo, soprattutto se a sparare sono i tuoi “alleati”.

Diplomazia artica in salsa danese: armarsi fino ai denti per evitare avventure americane

Prevedendo che un eventuale colpo di mano americano in Groenlandia potrebbe sembrare più di un volgare affare da salotto geopolitico, Copenaghen si è data un gran da fare negli ultimi mesi per migliorare i rapporti con l’isola. Come? Semplice: aumentando le spese per sanità e infrastrutture, così magari suonano più convincenti quando minacciano di difendere la loro “bandierina” settentrionale.

Non solo, ha deciso di indossare l’elmetto e le mimetiche investendo nella difesa artica, ordinando ben 16 nuovi caccia F-35. Perché, si sa, quando il gioco si fa duro, i danesi amano giocare duro… con ancora più aerei potenti.

Intanto i sondaggisti raccontano una storia diversa e molto più poetica: la maggioranza schiacciante della popolazione groenlandese è contraria a qualsiasi forma di controllo americano e, per di più, nutrirebbe un fervido desiderio di indipendenza da Danimarca. Eh sì, perché non è proprio detto che tutti condividano i piani di un presidente che, oltre a voler comprare isole, sogna un impero molto personale.