Come uno scherzo di fine anno, gli investitori hanno deciso di incassare i profitti dopo un rally storico durato tutto l’anno, spingendo i prezzi dell’oro e dell’argento a sprofondare, proprio mentre il colosso degli scambi CME Group ha deciso di aumentare per la seconda volta in sette giorni i margini sui futures dei metalli preziosi. Perché, ovviamente, nulla dice “investimento sicuro” come chiedere più garanzie proprio nel momento migliore per fare dietrofront.
I prezzi dell’oro spot sono scesi dello 0,8% a 4.313,59 dollari l’oncia alle 7:50 di mattina ET, intensificando la perdita proprio quando si avvicina un nuovo anno che prometteva faville. Il metallo giallo aveva già toccato il minimo settimanale nella sessione precedente, perché si sa, ogni festa ha la sua fine triste.
L’argento spot, dal canto suo, ha avuto una caduta spettacolare, precipitando del 6,2% a 71,77 dollari l’oncia. Dopo aver sfiorato per la prima volta inizio settimana gli 80 dollari, evidentemente qualcuno ha pensato fosse meglio portarsi a casa il malloppo prima che la bolla scoppiasse definitivamente.
Un anno da record… di volatilità e contraddizioni
Questo balletto sui prezzi arriva al termine di un anno che a tratti sembrava la favola del metallo prezioso, fatta di guadagni da capogiro. L’oro ha segnato un rialzo superiore al 64% nel corso del 2025, andando a giocarsi il podio del miglior anno dal lontano 1979, e per giunta al terzo anno consecutivo di segno positivo. Una prestazione che sembrerebbe impressionante se non fosse per la fragilità dietro la facciata: la crescita si deve a una giostra di fattori che vanno dai tagli ai tassi di interesse negli Stati Uniti, al fiorire di tensioni tariffarie e a una domanda robusta da parte di ETF e banche centrali. Un invito a indebitarsi e a fare scorta di preziosi, insomma.
L’argento invece si è trasformato nel diavolo della volatilità, superando largamente l’oro con un guadagno annuo vicino al 150%. Anche questo sarebbe un record dal 1979, se solo la stabilità fosse stata il suo forte. Il boom del prezzo dell’argento è il risultato di un cocktail esplosivo: approvvigionamenti insufficienti, una domanda industriale insaziabile e… l’India, che con le sue richieste ha fatto ballare il mercato come in un circo.
CME Group: quando aumentare i margini significa domare i mercati
Non si può certo parlare di tranquillità in queste stanze. CME Group, il gigante mondiale dei mercati a termine, ha annunciato martedì l’aumento dei margini richiesti per oro, argento, platino e palladio a partire dalla chiusura di mercoledì. Ovviamente, questa mossa è stata giustificata come una “normale revisione della volatilità di mercato, per garantire una copertura adeguata del collaterale”. Tradotto: “dateci più soldi o non giocherete più”. Un classico sussulto di quel meccanismo che prevede di chiedere più garanzie proprio quando i rischi di default sembrano più concreti, ma che evidentemente fa parte del gioco.
Per chi partecipa a questo stucchevole valzer degli speculatori, significherà dover mettere più soldi sul tavolo come assicurazione, scommettendo che le cose non si mettano peggio. Ma dopo tutto, se anche la platea commerciale si spaventa e ritrae, siamo sicuri che il mercato regga per miracolo. Del resto, il CME Group aveva già alzato gli stessi margini all’inizio della settimana, scatenando una caduta improvvisa e notevole per i futures su oro e argento lunedì scorso.
Insomma, tra rally diabolici e improvvisi cali, tra richieste di depositi più alti e speculazioni da circo, il 2025 si chiude con la solita domanda scomoda: chi ci guadagna davvero, in questo teatrino dei metalli preziosi? Forse chi imperversa sul panico e l’incertezza, lasciando agli ignari investitori il conto salato da pagare. Più preziosi sono i metalli, più preziosa diventa la rincorsa a non perdere i pezzi.



