La solita parata di istituzioni locali e nazionali, assieme allustrissimi rappresentanti del mondo imprenditoriale, si ritroverà per applaudire quei personaggi del nostro panorama culturale che – sarà bene sottolinearlo – avrebbero contribuito alla crescita di una coscienza sociale più sensibile e responsabile. Una missione, naturalmente, cavalleresca e degna di una standing ovation, che si rinnova ad ogni edizione con tutta la solennità che il caso richiede.
Le categorie? Un pugno di classici intramontabili: Cinema, Fotografia, Giornalismo, Letteratura, Musica, Teatro e, per chi si fosse perso qualche capitolo, il cosiddetto Premio Speciale. Ovvero un insieme di virtù creative e comunicative premiate per la loro “valenza” – parola d’ordine molto in voga – e per quel che si spera, un messaggio profondo e memorabile.
Peccato che, come di consueto, le porte di quest’esclusivo evento siano sbarrate al pubblico generico; è riservato, infatti, unicamente ai “signori invitati”, così come si conviene a cerimonie di così alto lignaggio. E se proprio non riuscite a sedere tra gli eletti, c’è sempre la solita consolazione tecnologica: una diretta streaming, perché anche la magnificenza deve poter essere ammirata da lontano, dietro uno schermo.
Insomma, il Premio Anima continua a tessere il suo reticolo di lodi e applausi iperbolici alla “cultura che salva il cuore sociale” di Italia, in una liturgia squisitamente riservata a pochi, fra palchi, brindisi e discorsi pomposi che garantiscono a tutti – organizzatori, premiati e istituzioni – un altro anno di onori e gloria. Non resta che attendere l’inevitabile sfilata di facce note, congratulazioni rituali e dichiarazioni infiocchettate con quel pizzico di retorica sociale che non guasta mai.



