Nella serie televisiva Portobello di HBO, il regista Marco Bellocchio si diverte a smontare pezzo per pezzo l’agiografia di un idolo perduto, un uomo cancellato da menzogne, immoralità e una società mai troppo generosa con chi ha il torto di avere successo. Si parla di Enzo Tortora, interpretato con una dose di mestizia perfetta da Fabrizio Gifuni.
Affianco a lui, un cast femminile da far invidia al miglior highlander: Barbora Bobulova, Irene Maiorino, Romana Maggiora Vergano e Carlota Gamba, senza dimenticare un cameo quasi incredibile della mitica Valeria Marini, che aggiunge quel tocco di surreale credibilità a una storia che si regge su equilibri più fragili di un tessuto di seta lercia.
Questa serie non è un’ode al passato o una semplice ricostruzione nostalgica: è un viaggio cinico e spietato nel meccanismo crudele con cui una società pronta a condannare, magnificando le proprie ipocrisie, schiaccia ogni scintilla che osa brillare troppo a lungo sotto i riflettori.
Bellocchio non perde occasione per mostrarci quanto sia facile trasformare un idolo in un capro espiatorio, e come la meschinità collettiva preferisca crocifiggere prima ancora di interrogarsi su verità e responsabilità.
Una sfilata di personaggi femminili che fanno il loro sporco lavoro
Ma non è solo la vicenda di Tortora a fare da sfondo: la serie brilla anche per l’intensità e il ruolo delle figure femminili, che non sono semplici comparse ma attori principali in quella tragedia moderna. Da Barbora Bobulova a Irene Maiorino, passando per Romana Maggiora Vergano e Carlota Gamba, ogni donna in scena ricama con sarcasmo e ambiguità quella tela di menzogna, tradimenti e vendette personali che ha inghiottito l’idolo televisivo.
E poi c’è lei, Valeria Marini, la diva veneziana che con il suo cameo quasi surreale sembra dire: “Sì, anch’io sono parte di questo spettacolo grottesco”.
Portobello è insomma più di una biografia televisiva: è un ritratto al vetriolo di come si costruiscono e si distruggono i miti nel nostro mondo post-verità, dove la popolarità è un’arma a doppio taglio e dove, alla fine, non si salva nessuno.



