Poliziotto spara e ammazza, la Lega corre ai ripari con una petizione pro eroe nazionale

Poliziotto spara e ammazza, la Lega corre ai ripari con una petizione pro eroe nazionale

«Io sto col poliziotto». Una dichiarazione che suona quasi come un mantra, lanciata direttamente da Matteo Salvini e dalla sua Lega, che ha pensato bene di attivare una raccolta firme a sostegno delle forze dell’ordine. In particolare, del poliziotto che ha sparato e ucciso un uomo in zona Rogoredo, a Milano, ora indagato per omicidio volontario. Per il carroccio, ovviamente, il povero agente “ha fatto il proprio dovere difendendosi”.

Una posizione tanto scontata quanto spaventosamente semplicistica, come se bastasse dire “io sto con il poliziotto” per chiudere la questione, cancellare qualsiasi dubbio o discussione sulle circostanze di una sparatoria che ha fatto una vittima. Siamo ora nella felice terra dove il concetto di “dovere” è definito esclusivamente dall’esito dell’azione, senza alcun rispetto per le indagini in corso. La petizione, intitolata non a caso “Giù le mani dalle forze dell’ordine”, ha raccolto oltre 790 adesioni e cresce di minuto in minuto, confermando un clima infuocato e di cieca tifoseria.

Matteo Salvini ha commentato la campagna sui social con parole solerti e rassicuranti: “Avanti con le proposte della Lega come tutela legale, norma anti-maranza, stretta sull’accoglienza dei minori non accompagnati, stop ai ricongiungimenti e molte altre misure concrete e di buon senso per garantire più sicurezza alle donne e agli uomini in divisa e alle persone perbene”. Un pacchetto di suggerimenti così benigni che sembra quasi si preoccupi più di combattere i poveri disperati che di garantire una giustizia equilibrata.

Non ci si limita a un generico “sostegno all’ordine”, no: la raccolta firme chiede esplicitamente la tutela legale per le forze dell’ordine nel Decreto Sicurezza (una specie di scudo invincibile), più sanzioni (“ovviamente”) per chi si azzarda a girare armato, un giro di vite sugli accoglimenti dei minori non accompagnati (perché, ovvio, sono loro i problemi) e un blocco totale dei ricongiungimenti familiari. Che una roba così si spacci per “buon senso” è la ciliegina sulla torta che fa comprendere a fondo le priorità di chi propone tutto ciò.

Il miracoloso poliziotto e il bosco della droga

Il caso in questione riguarda Adberrahim Mansouri, uomo legato al cosiddetto “bosco della droga” a Rogoredo, una zona tristemente nota per il traffico e lo spaccio. Il nostro caro poliziotto, armato di coraggio e forse di scarso buon senso, fa fuoco alla testa dell’uomo, causando una tragedia. Ma niente paura: secondo la Lega, si tratta solo di un atto di legittima difesa, che non ammette repliche né discussioni.

Nel cerimoniale della destra nostrana, chi osa anche solo mettere in dubbio la bontà di tale gesto è automaticamente “contro le forze dell’ordine” e a favore del caos. Peccato che la legge abbia le sue complicazioni, e che il povero agente sia ora alle prese con una fastidiosa indagine per omicidio volontario. Evidentemente, le sfumature sono un lusso che si può permettere soltanto chi non fa parte delle “persone perbene” di cui parla la raccolta firme.

Con questo contorno, la scelta della Lega di immedesimarsi in paladina della sicurezza appare più come un teatrino di propaganda che un sincero sforzo per affrontare i delicatissimi temi di sicurezza, legalità e diritti civili. Nel frattempo, la realtà è che la raccolta firme sta diventando un tributo alla banalizzazione del conflitto e alla demonizzazione dell’altro, condita da una dose di buonismo esclusiva per i “buoni” in divisa.

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