Ma andiamo con ordine. Stando a quanto trapelato, si tratta di un presunto caso, davvero modesto a confronto col dramma della morte, di fabbricazione di prove false legate a un arresto a Corvetto del 7 maggio 2024, quando venne fermato un ventunenne tunisino accusato di spaccio.
Il verbale di arresto? Un capolavoro di incongruenze. Nel documento e nella relazione di polizia giudiziaria ci sarebbero “numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza”. Tradotto: la sua versione dei fatti fa acqua da tutte le parti. Evidentemente, la magistratura di Milano ha gradito meno di un gelato al limone in pieno inverno e un anno fa ha assolto il giovane dall’accusa di spaccio proprio per queste discrepanze.
Giudice Maria Gaetana Rispoli, in un prodigio di zelo, ha trasmesso un documento alla Procura di Milano il 27 gennaio 2025, chiedendo di valutare se le condotte di questo “assistente capo di polizia” possano configurare qualche “condotta penalmente rilevante”. Ovvero, se qualcuno in uniforme abbia pensato bene di prendere qualche scorciatoia non proprio legale.
Ora, in tutto questo melodramma, la Procura di Milano si sta affannando a capire se su questo agente ci fossero già fascicoli aperti, se siano stati archiviati o se invece stia ancora venendo indagato. Insomma, un’investigazione degna di un thriller di serie B, giusto per chiarire se si tratta di un episodio isolato o della punta di un iceberg.
Nel frattempo, il sostituto procuratore Giovanni Tarzia guida le indagini della Squadra Mobile di Milano sull’omicidio di Mansouri, e ha ordinato accertamenti tecnici “irripetibili”, roba di “informatica forense” sui telefoni e i dispositivi elettronici del poliziotto e del ventottenne. Perché niente è troppo quando si tratta di capire se la verità sia stata un po’ ritoccata.
Va detto però che, fino a ora, queste indagini non hanno trovato traccia del poliziotto nel registro degli indagati per eventuali falsificazioni successive alla trasmissione degli atti. Che sorpresa! Il suo difensore, Pietro Porciani, ci tiene a sottolineare che “non ne sappiamo nulla, il poliziotto risulta non avere precedenti”. Probabilmente una definizione piuttosto elastica di “precedenti”, perché tutto lascia pensare che i dubbi non manchino.



