Politica sui rifugiati: finalmente l’Ue si inventa la sua prima lista ufficiale di paesi “sicuri” da cui scappare, e già fa discutere

Politica sui rifugiati: finalmente l’Ue si inventa la sua prima lista ufficiale di paesi “sicuri” da cui scappare, e già fa discutere
Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. Per i richiedenti asilo provenienti da questi paesi, il procedimento sarà velocizzato: dovranno dimostrare perché questa facilitazione non dovrebbe valere per loro. Facilità o discriminazione? Dipende dal punto di vista, ovviamente.

Come dire, “benvenuti, ma occhio che siete già sospetti di default”. La designazione di questi terzi paesi come SCO verrà decisa secondo i regolamenti del Procedimento di Asilo UE e sarà possibile espandere la lista in futuro con le procedure legislative ordinarie europee, quelle che già tutti amano tanto per la loro rapidità…

Una lista delle meraviglie: candidato a sicuro finché non dimostri il contrario

Perfino i paesi candidati all’ingresso nell’UE, ovviamente, avranno diritto al titolo onorifico di “paese sicuro”, a meno che—udite, udite—situazioni come “violenza indiscriminata in un contesto di conflitto armato” o un tasso di riconoscimento asilo superiore al 20% non suggeriscano il contrario. Alla faccia della coerenza! Anche la punizione tramite sanzioni economiche per azioni che ledono diritti e libertà fondamentali del loro popolo non basta a squalificare dalla lista. Per fortuna, la Commissione ha il compito di tenere aggiornato il Parlamento europeo su queste “piccole inezie”.

Insomma, se un paese fa casino solo in una zona ristretta, la UE potrà generosamente decidere di considerare “non sicura” solo quella parte del territorio, perché mica vogliamo fare di tutta l’erba un fascio… una scelta da manuale di politico-novecentesco pragmatismo.

I singoli stati membri, poi, avranno pure la libertà di aggiungere altre nazioni come “sicure” a livello nazionale, tranne ovviamente quelle che la grande UE ha messo “on hold” dalla sua lista. Nel dubbio, qualcuno potrebbe sempre fare ricorso nazionale basandosi sulla situazione individuale degli aspiranti rifugiati, ma attenzione: la Corte di Giustizia dell’UE resta il grande arbitro per decidere se una qualunque designazione di un paese come “sicuro” regge o crolla davanti al tribunale del diritto comunitario.

Applicazioni anticipate e magie giuridiche

L’accordo sancisce che la designazione di un paese come luogo sicuro – nazionale o europeo che sia – potrà avvenire con eccezioni mirate su parti specifiche del territorio o su categorie ben identificabili di persone. Questa manna dalla UE potrebbe partire persino prima che la legislazione sull’asilo diventi effettiva, prevista per giugno 2026. Stesso discorso per le procedure accelerate alle frontiere, applicabili fin da subito per quei poveri candidati da paesi sotto il fatidico 20% di tasso di riconoscimento di asilo, a partire dall’entrata in vigore delle nuove norme.

Giusto per ricordare quando la burocrazia europea è così veloce e proattiva che anticipa se stessa, per il massimo della coerenza e sicuramente l’invidia di tutti gli altri continenti.

Il rapido entusiasmo del relatore italiano

Alessandro Ciriani, relatore per il gruppo Conservatori e Riformisti Europei e orgoglio italiano in questa complessa opera d’arte, ha commentato con lo usuale sprint meridionale:

“L’accordo odierno segna una svolta nella gestione europea delle migrazioni. È un risultato concreto che dotarà l’Unione di strumenti chiari e vincolanti per affrontare i flussi migratori e le pressioni.”

“La lista approvata – che comprende, oltre ai paesi candidati UE, Tunisia, Egitto, India, Colombia, Bangladesh, Marocco e Kosovo – non è solo un passaggio burocratico, ma un vero strumento pratico per velocizzare le procedure, concentrare risorse su chi ne ha davvero diritto e ridurre gli abusi che appesantiscono i sistemi nazionali.”

“È anche una risposta politica all’eccessiva incertezza interpretativa che in passato ha paralizzato misure indispensabili per il controllo delle frontiere. Mandiamo un messaggio chiaro: l’Europa vuole regole applicabili e responsabilità condivise. Ora bisogna tradurre questo impegno in azioni operative: rimpatri efficaci, cooperazioni strutturate con i paesi terzi, e misure concrete a sostegno degli stati membri.”

In sintesi, un mega piano che promette miracoli ai confini europei, con la grazia di chi non ha mai visto la complessità della realtà sulle sue mani e preferisce vendere la soluzione definitiva. Chissà se i poveri migranti e i governi nazionali districati tra norme, ricorsi e condizioni di crisi potranno davvero beneficiare di questa favola tutta europea.

Ora si aspetta solo il “via libera” ufficiale

Il passo successivo? Ovviamente, il solito iter tecnico: l’accordo dovrà ricevere la benedizione formale sia del Parlamento europeo che del Consiglio dell’Unione prima di prendere forma concreta. Pensando a quanto andare d’accordo in sede politica sia semplice, uno potrebbe ridere amaramente o piangere.