Pescara: teenager si spegne in campo da tennis, ma alla fine chi ha pensato a un defibrillatore?

Pescara: teenager si spegne in campo da tennis, ma alla fine chi ha pensato a un defibrillatore?

A Pescara, un adolescente di soli 15 anni ha deciso di rendere ancora più drammatica una normale sessione sportiva, cadendo vittima di un arresto cardiaco. Ovviamente, nulla di straordinario se non fosse che l’evento si è consumato in una struttura sportiva di San Giovanni Teatino, precisamente a Sambuceto, quella perla dell’area metropolitana Pescara-Chieti.

Il giovane — forse stanco di praticare sport o semplicemente sfortunato — si è improvvisamente accasciato al suolo, dando immediatamente vita a una scena che ha messo in moto i meccanismi dell’eroismo amatoriale: i presenti hanno subito tentato di salvarlo, armeggiando con quel magico marchingegno chiamato defibrillatore automatico, capace di dare una scossa alla realtà.

Come da copione che nessuno vorrebbe mai interpretare, sono arrivati i soccorsi sanitari con ambulanza e automedica, perché quando l’adrenalina non basta, serve il supereroe in divisa. Lo hanno prontamente trasportato al pronto soccorso di Pescara, dove, ahimè, il giovane è spirato poco dopo. Applausi ironici per un finale tragicomico, o meglio, tragico e basta.

Il romantico mito del defibrillatore salvatore

Non meravigliamoci troppo: il defibrillatore automatico, spesso sbandierato come la panacea di ogni arresto cardiaco di una certa gioventù, in realtà non è la bacchetta magica che risolve ogni problema. E poi, diciamolo, nulla può battere il tempismo “perfetto” degli eventi quando un giovane sviene in pubblico. Un appello all’efficienza dei soccorsi? Certo, ma anche un promemoria amaro che la vita a volte non fa sconti né fa miracoli.

Lo sport, amico o traditore?

Che lo sport sia salutare è ormai un luogo comune più usurato di un disco rotto. Eppure, come dimostra la triste cronaca di San Giovanni Teatino, qualche volta il tanto decantato “stare in forma” finisce per assumere il connotato di una farsa. Un arresto cardiaco a 15 anni non è certo la scena che immaginiamo mentre esultiamo per il gol della nostra squadra preferita. Eppure succede, evidente che non tutto l’allenamento del mondo riesce a proteggere da certe sventure.

Così, tra un “corri!”, un “respira!”, e un “non mollare!”, ci si ritrova a riflettere amaramente sull’ironia nera di una realtà che non perdona. Se lo sport è la cura, forse in questo caso somministrava un veleno mascherato da beneficio. Ma chi oserebbe dirlo senza sembrare un profeta di sventure?

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