Perché tagliare i prezzi Medicare fa tremare Novo Nordisk e tutto il settore farmaceutico europeo

Perché tagliare i prezzi Medicare fa tremare Novo Nordisk e tutto il settore farmaceutico europeo
Inflation Reduction Act (IRA), continua a dare una bella scrollata al settore.

Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS), il braccio armato del sistema sanitario federale americano per gli anziani, che ogni anno si mette a discutere i prezzi di dozzine di farmaci, sfidando il sacro dogma del libre mercato farmaceutico. E non è finita qui, perché questa legge del 2022 ha già iniziato a far tremare le fondamenta anche dall’altra parte dell’Atlantico.

AstraZeneca ci prova con un nuovo ingresso diretto alla New York Stock Exchange, un modo elegante per rimpolpare le sue casse con i soffici capitali degli Stati Uniti. Nel frattempo, Novo Nordisk ha addirittura giustificato il recente cambio ai vertici proprio con le difficoltà di adattarsi a questo nuovo panorama a stelle e strisce. Sicuramente una scusa che convince tutti.

Novo Nordisk, Ozempic, è stato scontato del 71% rispetto al suo prezzo di listino. Nel frattempo, il farmaco anticancro Calquence di AstraZeneca perde il 40% del suo valore, mentre i medicinali per malattie polmonari di GSK, Trelegy e Breo, sono addirittura ridotti del 73% e dell’83%. Una generosità che fa venire le lacrime agli occhi, con sconti che oscillano tra il 38% e l’85%, portando a un risparmio stimato di 8,5 miliardi di dollari — giusto un piccolo dettaglio rispetto alla spesa annua totale, blanda al 36% in meno.

Chris Klomp, vice amministratore del CMS, ha così commentato con quella che solo lui può definire la «negociazione seria, giusta e disciplinata» targata IRA, spezzando cuori e menti del mercato.

AstraZeneca ha cantato vittoria, definendo l’accordo un «successo» e ribadendo il valore imbattibile di Trelegy e Breo, mentre GSK si è mostrata felicissima di collaborare con il CMS. Che originalità.

Novo Nordisk, sempre la pecora nera del gruppo, ha rilasciato una dichiarazione da manuale dell’ironia farmaceutica:

«Continuiamo ad avere serie preoccupazioni sull’impatto dell’IRA sui pazienti e rimaniamo contrari a qualsiasi controllo governativo dei prezzi. Abbiamo già visto che porre limiti statali non significa prezzi più bassi per i pazienti e può portare a una riduzione della copertura farmacologica e a premi assicurativi più alti.»

mercato americano è la gallina dalle uova d’oro per qualsiasi colosso farmaceutico, proprio grazie a quei piccoli dettagli chiamati prezzi triplicati rispetto ad altri paesi ricchi. Per fare un esempio, “solo” il 56% delle vendite di Novo Nordisk nei primi nove mesi del 2025 proviene proprio dagli Stati Uniti, con AstraZeneca e GSK che si portano a casa rispettivamente il 42% e il 52% delle loro vendite dal mercato a stelle e strisce.

RAND, i prezzi dei farmaci da prescrizione negli Stati Uniti sono circa tre volte più alti rispetto agli altri paesi industrializzati. Forse un dettaglio che dovremmo davvero ammirare e non criticare, vero?

Barclays, Emily Field, confessa che i tagli di prezzo dell’IRA sono stati «un po’ più alti rispetto all’anno scorso, ma del tutto attesi». Insomma, nessuna sorpresa. Col risultato che le azioni di AstraZeneca e GSK hanno registrato un aumento marginale sotto l’1%, mentre quelle di Novo Nordisk hanno chiuso il giorno con un invidiabile +4,7%.

Semaglutide, venduto come Ozempic per il diabete e Wegovy per la perdita di peso, passerà da un prezzo di listino di 959 dollari a soli 274 dollari per i pazienti Medicare a partire dal 2027. Ovviamente, quei fortunati piani Medicare già si godono sconti segreti su questi prezzi di listino. Perché essere trasparenti quando puoi mantenere tutto in una coltre di mistero? Tuttavia, il CMS è già al lavoro per l’elenco di 15 farmaci per le negoziazioni del 2028, che vedremo entro il primo febbraio 2026. Che suspense.

Il vero problema? Non è l’IRA

Emily Field non ha peli sulla lingua quando dice che l’IRA, con tutta la sua complessità, è ormai un processo che i mercati considerano prevedibile. La vera ansia del settore farmaceutico è rivolta al futuro, a ciò che potrebbe accadere con politiche come quella detta Most Favored Nation (MFN) voluta da Donald Trump. In soldoni, un modo per tassare con più severità proprio quei produttori che finora hanno goduto di trattamenti di favore. Una minaccia più concreta e spaventosa del tragitto dell’IRA.

l’amministrazione Trump si impegni a ridurre i costi dei farmaci negli Stati Uniti. Tra le tante iniziative – perché noi poveri pazienti dobbiamo ringraziare per ogni briciola – c’è l’ordine esecutivo firmato a maggio per implementare il cosiddetto prezzo della “Nazione più favorita”. Tradotto: si deciderà che i prezzi statunitensi dovranno allinearsi ai più bassi praticati all’estero, come se fosse la soluzione definitiva ai problemi del sistema sanitario americano.

Ovviamente, questo potrebbe fare un gran buco nei guadagni di colossi farmaceutici, ma niente paura, le aziende hanno già scovato il modo per cavarsela: si accordano con l’amministrazione per abbassare volontariamente certi prezzi, in cambio di investimenti nelle fabbriche USA e, ovviamente, per evitare tariffe da capogiro. Una trovata geniale da vero gioco di potere e affari.

Le azioni di aziende come Novo Nordisk, AstraZeneca e GSK continuano a destare interesse, forse più per questi accordi che per altro.

Questa primavera, Trump ha annunciato allegramente accordi con Novo Nordisk e l’odiata rivale Eli Lilly per tagliare i prezzi dei farmaci per la perdita di peso nelle categorie di beneficiari Medicare e Medicaid a partire dal 2026. Per non farsi mancare nulla, li offre anche a prezzi scontati direttamente ai consumatori tramite il famigerato sito TrumpRx.gov – perché ogni cittadino deve poter godere del privilegio della politica farmaceutica “dal basso” (ossia da Trump).

Secondo l’accordo, i dosaggi iniziali di Wegovy di Novo e Zepbound di Lilly costeranno 350 dollari al mese, scendendo progressivamente a 245 in due anni. Sicuramente una mossa “altruista” per il benessere dei cittadini americani, o quantomeno così viene dipinto.

Anche se prezzi più bassi inevitabilmente limeranno le vendite, degli analisti di BMO hanno coraggiosamente notato che un incremento delle vendite, grazie all’apertura dell’accesso a questi farmaci per l’obesità, potrebbe compensare questo “fastidioso” inconveniente finanziario. Come se fosse una favola perfetta.

La scorsa settimana, Novo Nordisk ha pure annunciato un taglio da 499 a 349 dollari al mese sui farmaci Ozempic e Wegovy per chi paga di tasca propria, ovviamente sotto la pressione di Trump. Altro che libero mercato, qui un po’ di pressione politica fa miracoli.

Non si sono fatti attendere nemmeno altri giganti come AstraZeneca e la casa farmaceutica statunitense Pfizer, che hanno pure loro stretto accordi con l’amministrazione per tagliare i prezzi. Insomma, sembra quasi che questo “modus operandi” sia diventato un nuovo standard – una danza tra politica e industria.

Tra Volumi e Prezzi: Ecco la Magia

Certo, forse l’ennesima lezione è che se vuoi essere generoso con i prezzi, puoi sempre contare sull’aumento delle vendite che compensa la perdita. Come se la soluzione ai costi folli dei farmaci fosse semplicemente rendere tutti dipendenti da qualcosa – una piccola dose di cinismo da compagnia farmaceutica globalizzata.

Alla fine, mentre i prezzi si abbassano mediaticamente, la vera questione resta: chi ci guadagna davvero? Le aziende che fanno affari con lo stato, ovviamente, e i soliti destinatari di sconti, che per ora sono una fetta non proprio rappresentativa della popolazione. Ma almeno c’è il sito TrumpRx.gov, che dà l’illusione che tutto funzioni come un orologio.

Insomma, più che una rivoluzione sanitaria sembra un abile balletto tra politica e grandi gruppi farmaceutici che sanno sempre come aggiustare il tiro, senza mai perdere il controllo del gioco.

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