«Sto seguendo con immenso, quasi commovente stupore, le notizie sul destino della gloriosa casa editrice e della libreria Hoepli, un vero monumento storico-culturale di Milano» ha dichiarato il sindaco Giuseppe Sala, giusto in tempo per l’ennesima riunione del Consiglio di Amministrazione del rinomato negozio di libri. Nulla di meno: il CdA «probabilmente dovrà esprimersi sulla liquidazione dell’attività», ha puntualizzato con il piglio del salvatore della patria, esprimendo il desiderio che «il senso di responsabilità, soprattutto nei confronti dei dipendenti e dei lettori affezionati, prevalga sui dissapori familiari e sulla crisi che, come sempre, colpisce le librerie indipendenti a livello globale». Profezie di guerra letteraria?
Nel frattempo, dal regno dell’ovvio e del dramma annunciato, è stata depositata la richiesta di cassa integrazione ordinaria per tutti i 89 dipendenti, con un’iniziale durata di ben 13 settimane. Immancabile, però, la ciliegina sulla torta: i sindacati hanno fatto sapere che, dopo il primo incontro con l’azienda, nessun accordo è stato raggiunto. Insomma, un’opera teatrale in più atti dove la consultazione nazionale non produce nemmeno un abbozzo di compromesso.
Il Futuro? Una Barzelletta che si Ripete
Le “rappresentanze milanesi” ci tranquillizzano, sussurrando che «il futuro della storica casa editrice e della libreria Hoepli si deciderà nei prossimi giorni». Un annuncio che suona come la previsione di un disastro inevitabile, viste le premesse. Secondo le loro parole, l’atteggiamento tenuto dall’azienda al tavolo sindacale lo scorso 18 febbraio, unito al silenzio assordante dopo il CdA, sembra preludere al classico disimpegno proprietario, ovvero alla scelta di mollare tutto, senza altra pietà né soluzioni.
Giochiamo al gioco delle famiglie disperate: la conflittualità interna, che sembra un tormentone più lungo della serie tv più noiosa, rende sempre più concreta la possibilità di una liquidazione volontaria. Tradotto: addio alla libraia e a quel marchio che anche su Instagram sfigurerebbe di brutto. Pessimismo e tragedia si fondono su una sola cosa certa: a pagare il conto più salato saranno sempre i lavoratori e, naturalmente, gli irriducibili lettori, con la consolazione di una splendida metafora sulla crisi delle librerie romantiche della buona vecchia Europa.
Ecco a voi il riassunto morale: un glorioso pezzo di storia milanese che rischia di svanire tra sterili liti familiari e un’azienda sempre più sorda alle richieste di trattativa. Nel frattempo, la cassa integrazione campeggia come una bandiera triste sul tetto della più antica libreria, mentre il dibattito pubblico resta impegnato a invocare responsabilità e senso comune. Come se bastasse.



