London si esercita nel teatro politico con la grazia di un elefante in una cristalleria: gilts britannici e sterlina arrancano sotto il peso dei timori che il nuovo premier di sinistra porrà fine alla disciplina fiscale britannica, sfidando i mercati obbligazionari con la stessa delicatezza di un bullone su un vetro.
Venerdì, tra una stretta di mano e l’altra, gli investitori hanno assistito al rilascio del percorso rosso-porpora che potrebbe condurre Andy Burnham a un confronto diretto con l’attuale leader laburista Keir Starmer. Burnham, sindaco di Greater Manchester e famoso per il suo stile “ribelle ma non troppo” – dato che non siede neppure nel parlamento britannico – ha tutta l’intenzione di approfittare di un seggio vacante a Makerfield, gentilmente liberato dal suo deputato, per tornare prepotentemente allo scontro e dunque – chissà – puntare dritto al 10 di Downing Street.
Chi pensava a un Burnham decisamente screditato da un fallito tentativo a gennaio, dovrà ricredersi: questa volta sembra davvero che la sua “corona nel Nord” possa brillare abbastanza da spingere il can-can finale. Soprattutto adesso che l’egemonia di Starmer vacilla dopo il disastroso risultato alle recenti elezioni locali, e con la minaccia montante della destra riformista che potrebbe insidiare il voto.
Lo scivolone a sinistra che spaventa Wall Street (e dintorni)
L’idea di un Regno Unito guidato da Burnham fa tremare non solo le certezze dei conservatori, ma soprattutto i nervi delicati degli investitori internazionali. Lo scorso anno, il sindaco di Manchester si scagliò con piglio da tribuno contro il governo per “essere in piena sudditanza verso i mercati obbligazionari”. Parole che, dette da chi vorrebbe governare, suonano come una lettera di dimissioni in bianco dalla rigida politica di austerità in corso.
Ma le follie non finiscono qui: si vocifera di un programma economico su misura per la sinistra, capace di sfasciare i limiti di bilancio attuali con 40 miliardi di sterline di nuovo debito per finanziare edilizia e infrastrutture, accompagnato da una bella tassa extra su quelle villette abbastanza costose da far arrossire anche un lord londinese.
Così, mentre la sterlina si arrende al dollaro raggiungendo un minimo su base mensile in un trend settimanale al ribasso, i gilts decennali britannici si arroventano sopra il 5%, mostrando un fragore che suona come un campanello d’allarme per l’economia nazionale.
Elias Haddad, stratega globale dei mercati valutari, si diverte a sintetizzare la situazione con una nota: “Un governo laburista guidato da Burnham probabilmente tradurrà in un sacco di spesa e debito aggiuntivo”. Tradotto: buona fortuna a chi crede che questa storia finirà senza scenate.
Haddad ci regala la chicca statistica che fa sobbalzare gli sfiduciati dell’establishment: il 61% dei membri del Labour preferirebbe proprio Burnham al pacioso Starmer, che prende il 28% come spettatore provato della sua stessa partita.
Nel frattempo, il mercato delle scommesse lo incorona premier virtuale con una probabilità del 42%, quasi il doppio di Starmer, mentre a un ex caso quasi grottesco va il 12% di chance: la sua ex vice Angela Rayner. Non si sa mai, nel regno delle sorprese politiche.
Il Grande Psicodramma di Westminster
Dei banchieri di Deutsche Bank provano a portare un po’ di sale nella minestra segnalando come Burnham, forse allarmato dal caos che rischia di scatenare, abbia parzialmente frenato le sue dichiarazioni contro i mercati obbligazionari, negando di volerli ignorare completamente.
Dall’altra parte, Neil Mehta di RBC BlueBay non si fa illusioni e prevede un Labour tutto a sinistra pronto a far tremare titoli finanziari e sterlina, ormai condannati a una lunga tortura fatta di rischio politico accentuato e crescente incertezza.
Infine, Lord Peter Ricketts, con la stanca saggezza degli ex diplomatici che amano giudicare il cabaret politico, prevede che il prossimo atto di “psicodramma di Westminster” non farà bene all’immagine internazionale del Regno Unito.
Parole dolci del lord:
“Se Keir Starmer passerà il tempo a giocarsi la poltrona in casa, sarà un leader molto meno efficace in Europa quando si tratterà di trattare crisi importanti come quelle dell’Ucraina e dell’Iran.”
“L’Unione Europea perderà interesse a costruire un rapporto più stretto con il Regno Unito se non sa nemmeno chi sarà il primo ministro tra pochi mesi.”
Insomma, tra scommesse al ribasso, spunti di resa e qualche sprazzo di sarcasmo diplomatico, la politica d’Oltremanica continua il suo spettacolo tragicomico con platea internazionale, lasciando gli spettatori a chiedersi quando finirà il sipario di questa telenovela di sinistra a tinte fosche.



