Che grande commozione! Alfonso Signorini, dopo ben diciassette anni trascorsi a dirigere il super inflazionato settimanale Chi, ha deciso di appendere la penna al chiodo… o quasi. Certo, non è sparito nel nulla: ha lasciato la direzione, per passare a una direzione editoriale più soft, insomma, un bel compromesso per non perdere troppo la poltrona e soprattutto per non allontanarsi troppo dai riflettori che tanto ama.
Il nostro eroe ha spiegato che questa scelta è frutto di una “condivisione” col Gruppo Mondadori, come se dovessero pur convincerlo, e che tutto è iniziato nel 2023, quando ha deciso che il lavoro “per cui aveva vissuto” non era più la sua priorità. Evidentemente la pandemia ha avuto il miracoloso potere di far perdere colore alla sua quotidianità ricca di scoop e paparazzate, trasformando i suoi sorrisi e i suoi entusiasmi in qualche forma di fatica esistenziale. Chissà, forse i quotidiani selfie con le celebrità non avevano più lo stesso sapore.
Signorini ha sbandierato una decisione “maturata da anni”, che però si è concretizzata solo dopo la sua temporanea fuga dal mondo Mediaset, colpito dalla tempesta mediatica scatenata dal canale YouTube “Falsissimo” di Fabrizio Corona. Una scelta chiaramente dettata da un illuminato senso di responsabilità e alta riflessione interiore.
Le nobili motivazioni dietro l’abbandono
Circa tre anni fa, il nostro intrepido direttore ha trovato il coraggio di “condividere questo suo stato d’animo in azienda”. Perché, come tutti sappiamo, andare sul posto di lavoro e fingere di essere felici è ormai obsoleto. Così, ha espresso il desiderio poi esaudito di mollare tutto e iniziare “una nuova vita” (magari senza dover più scrivere articoli sulle ultime gaffe dei vip).
Ovviamente, una buona amica prima che direttrice, Marina Berlusconi, ha orchestrato una soluzione “meno traumatica” per il pubblico. Dunque, addio direzione diretta, ma benvenuto ruolo più defilato di direttore editoriale, per continuare a mantenere quel “rapporto stretto con il giornale e con voi affezionatissimi lettori”. Ah, quell’amore senza fine tra giornalista e pubblico, condito di newsletter, lettere e telegrammi (a dispetto dello smartphone).
Non dimentica di tirare fuori la vena nostalgica, ringraziando Marina Berlusconi per la sua “lungimiranza”, il “buon senso” e il “pragmatismo” così simili a quelli di suo padre, il mitico, l’unico, l’indimenticabile Silvio Berlusconi. Una tattica di riverenza che non può che far sorridere chi conosce certe dinamiche del potere editoriale italiano.
Poi, come buon commiato, il signor Signorini ricorda al suo pubblico quanto le loro lettere abbiano illuminato persino i suoi momenti più difficili, tipo la perdita dei genitori, e anche quelli più allegri, come l’apprezzamento per i suoi editoriali che hanno impreziosito la nostra cultura giornalistica.
Il tocco drammatico: l’allusione a Corona
E come non parlare del fantomatico “sottoscala” della cronaca mondana? Senza nemmeno nominare Fabrizio Corona, Signorini riesce a tessere un affascinante quadretto di quel mondo “squallidissimo” che per fortuna è “molto più ristretto” ma che si nutre di “menzogne, cattiverie e crimini”. Dicesi sarcasmo avanzato quando dipingi un universo fatto di calunnie e silenzi delittuosi, con una frase degna di Oscar.
Il direttore annuncia che presto “avrà modo di spiegare tutto ciò a cui sta alludendo”, come se ci fosse bisogno di un capitolo a sé stante per comprendere l’intrigo degno di telenovela. Nel frattempo, rassicura che il suo rapporto con i lettori è sempre stato costruito su “chiarezza e onestà”, un dettaglio che fa sorridere, considerato il genere di scoop che hanno animato i corridoi di Chi per anni.
Quindi, se mai vi sentivate soli lontano dal mondo delle firme patinate e degli scandali glamour, ricordate: il nostro Signorini rimane, più o meno, con noi. In un ruolo meno “traumatico”, ma ugualmente utile a mantenere in forma il circuito dell’(auto)celebrazione. Che la saga continui!



