Pe vuole che l’Ue si metta finalmente d’accordo su cosa significhi davvero stupro: perché a quanto pare non è così ovvio

Pe vuole che l’Ue si metta finalmente d’accordo su cosa significhi davvero stupro: perché a quanto pare non è così ovvio

In un’impresa epica di buoni propositi e tanta, tantissima retorica, il Parlamento Europeo ha deciso di darsi da fare – almeno a parole – per la parità di genere. Giovedì, con un’adesione traballante ma sufficientemente ampia (310 sì, 222 no, 68 astenuti), ha sfornato una risoluzione non vincolante, un capolavoro di ambizione che invita la Commissione Europea a mettere mano a una strategia per la parità di genere 2026–2030, piena di misure legislative e non, in settori da definire. Ovviamente, senza vincoli stringenti, perché scherziamo?

Per la violenza sulle donne, il Parlamento si fa guerriero della causa, chiedendo alla Commissione di far riconoscere la violenza di genere come reato grave e – oh miracolo – transfrontaliero! Perché le donne meritano che la loro sofferenza non si fermi ai confini nazionali. Ma attendete, la Commissione dovrebbe addirittura stilare linee guida per l’attuazione di una nuova direttiva sulla lotta alla violenza domestica. E, dulcis in fundo, si sogna il riconoscimento del femminicidio come crimine specifico. Come mai questo è stata una nota stonata per così tanti anni?

E non finisce qui: si vuole anche una definizione di stupro fondata sul consenso, solo per quei paesi che, stranamente, non hanno ancora firmato la Convenzione di Istanbul. Sarà un caso che proprio quei paesi si ostinano a ignorare misure così basilari?

Accesso universale alla salute riproduttiva? Solo sulla carta

Ah, la sanità! Il Parlamento pretende (con tanto di faccia tosta) che la sanità si adegui magicamente alle differenze di genere, abbattendo il divario tra uomini e donne, concentrandosi sulle malattie tipicamente “da femmina”. Non è forse questo quello che vorremmo tutti, no?

Bacchettoni di ogni angolo d’Europa, però, alzate il volume: i deputati vogliono anche garantire un diritto a un aborto sicuro e legale nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Così, giusto per essere certi che nessuna donna, in questa Europa moderna, debba cercarsi un modo alternativo e ben poco sicuro per scegliere del proprio corpo.

Ma poi c’è anche il pezzo da novanta: servizi di salute mentale “sensibili al genere”. Esatto, perché anche la psiche, si sa, ama farsi scegliere con attenzione di genere.

Il lavoro, i divari e tutto il resto: la solita farsa

La Commissione viene invitata a spalancare le porte del lavoro alle donne, con un occhio di riguardo ai qualche milione di euro rimasti nei divari salariali, pensionistici e occupazionali. La risposta? Sempre le solite direttive su “salari minimi adeguati”, “trasparenza retributiva” e la preziosa presenza “femminile” nei consigli di amministrazione, più la solita favola della conciliazione tra lavoro e vita privata per genitori e assistenti.

Se tutto questo vi suona familiare, è perché da decenni leggiamo le stesse cose, senza vederne mai realmente l’applicazione. Ma dimenticatevi i miracoli: si tratta solo di promesse di una politica che si ama rimandare.

Diritti LGBTIQ+, l’ennesimo campo di battaglia

Ultimo ma non meno cruciale, il Parlamento chiede alla Commissione di rafforzare i meccanismi contro il regresso democratico, specchio lucido di quegli attacchi che, ahimè, non risparmiano né le donne né le persone LGBTIQ+. E come se non bastasse, si rilancia sull’agenda “donne, pace e sicurezza” da elevare ad asse portante della politica estera e di sicurezza comune. Per carità, almeno si sogna in grande.

Una dichiarazione di circostanza degna di un copione teatrale

Marko Vešligaj, il relatore della faccenda e perfetto interprete di una retorica ben oliata, ha dichiarato dopo il voto:

“Con l’adozione di questa relazione, il Parlamento Europeo si schiera con forza al fianco di tutte le donne e le ragazze in Europa e invia un messaggio chiaro alla Commissione: la nuova strategia per la parità di genere deve basarsi su misure legislative concrete. Basta nascondersi dietro l’argomento delle competenze nazionali, è il momento di agire per garantire uguaglianza, sicurezza e libertà a tutte e a tutti nell’UE”.

Tradotto: tante belle parole, niente di davvero incisivo, e un invito a fare qualcosa che tutti sanno da decenni, ma che forse nessuno vuole veramente mettere in pratica. Complimenti a tutti, Parlamento compreso.

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