Passeggeri sbalzati a destra e poi a sinistra come marionette senza fili, incapaci di opporsi alla legge implacabile dell’inerzia. Non è narrativa da film d’azione, ma la realtà tragica catturata dalle telecamere interne del tram deragliato in via Vittorio Veneto, a Milano. Un punto di vista finora segreto, quello dei malcapitati che, ignari, viaggiavano su un tram Atm, probabilmente come facevano ogni giorno, avvolti nell’illusione di una routine sicura.
Questo venerdì pomeriggio del 27 febbraio resterà invece impresso nei loro ricordi e nel bagaglio oscuro della città. Non tanto per il monotono scorcio di una corsa cittadina ma per la tragica morte di Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, sbalzati fuori dal mezzo ormai privo di controllo, e per il trauma che un evento del genere imprime nella psiche di chiunque ne sia stato testimone o protagonista.
Le Indagini per Decifrare il Disastro
I filmati rivelano un quadro drammatico: una sessantina di passeggeri scaraventati in malo modo a terra o sbattuti contro gli inconfondibili sedili gialli del tramlink. Secondo le forze di polizia locale, l’autobus su rotaia avrebbe affrontato la curva verso via Lazzaretto ad una velocità da autostrada cittadina, circa 50 km/h, un lusso mortale in una città con buon senso.
Il Malore del Conducente e il Disastro Annesso
Tutto questo, parrebbe, sarebbe scaturito non da un sabotaggio alieno, ma da una «banale» inabilità umana: il tranviere Pietro M., 60 anni, avrebbe accusato un malore esattamente nel momento peggiore possibile. Indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, il nostro eroe sfortunato ha mancato di correggere lo scambio ferroviario dopo aver saltato la fermata precedente.
Così, ecco che il tram si è ritrovato a imboccare una curva «inesistente» a sinistra, a una velocità degna di un bolide, e senza più alcun controllo umano. I filmati delle telecamere interne, oramai catalizzati dall’attenzione degli inquirenti, sono l’unica finestra su quei drammatici secondi che sembrano usciti da un copione hollywoodiano, tragicamente reale.



