Pasqua rovinata in centro: il processo per il sanguinoso show di Dawda Bandeh ormai alle porte

Pasqua rovinata in centro: il processo per il sanguinoso show di Dawda Bandeh ormai alle porte

Indagini concluse e ora si avvicina quella meravigliosa tappa chiamata richiesta di processo per Dawda Bandeh, un giovane ventottenne di origini gambiane, fermato la sera di Pasqua 2025 in una lussuosa villa di via Randaccio, zona Sempione. L’accusa? Aver messo fine alla vita di Angelito Acob Manansala, 61 anni, aiutante domestico dei padroni di casa. Nulla di troppo complicato, giusto un omicidio domestico con tanto di dramma pasquale annesso.

Nel frattempo, la star della vicenda è stata sottoposta a una perizia psichiatrica, perché, si sa, non si può processare una mente disturbata senza una bella consulenza psicologica. Il risultato? Bandeh era perfettamente capace di intendere e di volere al momento del delitto. Per buona misura, il giudice Domenico Santoro ha voluto escludere categoricamente qualsiasi vizio mentale. Addirittura si è parlato della sua abilità a “simulare”, come se avesse fatto un corso intensivo di attore drammatico prima del fatto.

Passiamo al grande show della ricostruzione offerta dall’imputato. Quando la polizia ha fatto irruzione, Bandeh non ha negato di essere entrato in casa: ha confessato di aver mangiato qualcosa, di essersi lavato, di aver indossato abiti trovati nell’appartamento e, ciliegina sulla torta, di essersi messo a dormire. Quel dettaglio della “confessione” dell’omicidio? Poco, pochissimo accennato, anzi, totalmente ignorato.

Secondo la sua versione, al risveglio avrebbe fatto un giro in casa e scoperto con orrore la vittima stesa a terra. Spaventatissimo, si sarebbe dato alla fuga, salvo poi finire in una tenaglia di agenti di polizia pronti ad acciuffarlo. Verità? Fantasia? Il giudice, con occhio critico ma anche un pizzico di bonaria ironia, ha giudicato la storia poco credibile. A chi credere, dunque? Al ventottenne che sembra aver vissuto più una sitcom che un crimine efferato o al paziente sguardo della giustizia? Il processo, ovviamente, ci regalerà presto il prossimo atto.

La perizia: mente lucida, cuore forse meno

Per chi sperava in un capriccio psichico a giustificazione dell’accaduto, la realtà è stata una doccia fredda. La perizia ha decretato che Bandeh non solo aveva piena capacità di intendere e volere, ma che, stranamente, era perfettamente lucido. Addirittura uno studio approfondito ha indicato una sua capacità di “simulare” condizioni mentali alterate, come se fosse un attore pronto a portare in scena una recita agghiacciante davanti a un tribunale poco indulgente.

Un dettaglio che arricchisce il quadro di questa incredibile vicenda, da cui emergono domande amletiche: quanto vale una verità quando si mescolano psicologia, legalità e il teatro della mente umana? Nel frattempo, gli spettatori si preparano, con popcorn alla mano, all’atto successivo del processo, sperando che la giustizia faccia il suo corso, magari con un pizzico di humour nero.

La versione di Dawda: tra sonno e scoperta macabra

Nel momento cruciale dell’arresto, il ventottenne ha scelto un racconto da manuale del thriller casalingo. Entrato nella villa senza invito, ha fatto il pieno di cibo, ha preso una doccia gratuita, ha cambiato guardaroba e ha posato stanco per un pisolino sul divano di chi, a quanto pare, nella sua opinione, non avrebbe notato nulla di strano. E fin qui nessun problema, diciamo, nemmeno una pillola di buona educazione o decenza.

Il colpo di scena arriva al risveglio: la macabra scoperta della vittima riversa sul pavimento, e l’inevitabile fuga da uno scenario da horror domestico. Fuga che però termina presto con l’arrivo della polizia e il suo arresto. Una storia che il giudice, con l’acutezza di un critico cinematografico, definisce poco credibile, quasi un racconto da “fiction” improvvisata, forse per distogliere l’attenzione dall’evidenza dei fatti.

Insomma, Dawda Bandeh ha tentato una via che è un misto di azione, suspense e dramma, peccato che il copione sembra scritto male e si appresta a essere stroncato dalla corte con un sentenza che promette di non lasciare spazio al dubbio.

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