Pascale si fa amica i gay conservatori, Adinolfi sfoggia la bandiera israeliana e scoppia il caos al Roma Pride

Pascale si fa amica i gay conservatori, Adinolfi sfoggia la bandiera israeliana e scoppia il caos al Roma Pride

Certo, cosa può mai andare storto in un Pride? Quest’anno a Roma sembra che la parola “unione” sia stata più un optional che una realtà. Al Roma Pride, con un tempismo degno di un thriller, Mario Adinolfi — noto giornalista ed ex deputato, nonché fondatore del famigerato Popolo della Famiglia, movimento cattolico-conservatore eternamente contrario alle rivendicazioni Lgbtqia+ — si presenta con una bandiera di Israele. Risultato? Contestazione immediata da parte di alcuni partecipanti e accompagnamento, molto educato ma fermo, della polizia. Una scena che farebbe sorridere chi sperava ancora in un’atmosfera pacifica e unitaria.

Non aspettatevi che la storia finisca qui. Poco dopo, spunta Francesca Pascale, l’ex compagna di Silvio Berlusconi e ancora più sorprendentemente unita civilmente a Paola Turci dal 2022 al 2024, che rivendica con piglio la partecipazione dei Gay Conservatori Liberali al corteo. Secondo lei, è un diritto “nostro” essere lì, nonché un diritto di “tutti”, naturalmente. E come ciliegina sulla torta, arriva il bacio in pieno Pride con lo stesso Adinolfi, l’immagine che ha sicuramente strappato più di una risata e qualche critica agguerrita in rete.

Il tutto mentre sullo sfondo si dipana il caso del carro di Keshet, l’associazione Lgbtqia+ ebrea finita nel vortice delle polemiche per aver osato partecipare senza autorizzazione, ancor più in un contesto esplosivo per il documento politico legato al conflitto in Gaza e al coinvolgimento del conflitto israelo-palestinese. Dopo mille discussioni e una lunga mediazione con Roma Capitale, Keshet ha avuto il privilegio di sfilare a piedi, rigorosamente senza carro, ma con delegazione e simboli propri. Insomma, un compromesso che assomiglia più a un ammonimento che a un riconoscimento.

Una piazza divisa e una rivendicazione sempre più complessa

Dietro le quinte di questi eventi si cela una discussione che diventa sempre più spessa e intricata nel panorama dei Pride italiani del 2026. Superati abbondantemente i 60 eventi quest’anno, secondo il calendario di Onda Pride, la questione è una sola: come sfilare da persone “intere”? Come non lasciare fuori nessuna identità senza diventare alla fine complici di esclusioni, gerarchie imposte e “prove di purezza” che andrebbero bene più per una setta che per una parata per i diritti?

Paradossale ma vero: in uno spazio nato per la lotta ai pregiudizi, eppure pieno di nuove fratture, ormai si discute non solo di quale diritto esprimere ma anche di come collocare simboli, sponsor, istituzioni e perfino i confini della partecipazione. E a far da catalizzatore c’è ancora una volta Gaza, che non smette di alzare sospetti e mettere in crisi la tanto decantata “solidarietà arcobaleno”.

C’è chi parla di libertà Lgbtqia+ intrecciata inesorabilmente con antirazzismo, giustizia sociale e la critica al famigerato pinkwashing, quella pratica oscura che sbianchetta tutte le contraddizioni politiche con un velo arcobaleno. Per altri, invece, è la solita storia di divisioni, di forzature ideologiche che dilaniano il tessuto comunitario. Ovviamente tutto questo si consuma in una piazza che dovrebbe essere festosa ma che si trasforma in un ring di accuse e sospetti. E chissà, forse è proprio questo il vero spettacolo del Pride del 2026: una rappresentazione tragicomica dei disaccordi che animano le stesse comunità che dovrebbero sostenersi.

In definitiva, la parata per i diritti si trasforma in uno specchio impietoso delle contraddizioni politiche, sociali e persino geopolitiche del nostro tempo. E mentre il Pride si gonfia di simboli controversi e di drammi internazionali, la domanda resta: riuscirà ancora a essere un momento di festa o si condannerà sempre più a diventare un campo di battaglia ideologico, dove ogni gesto è analizzato, contestato e strumentalizzato? Sicuramente, se la coerenza fosse stata richiesta all’ingresso, questo Roma Pride avrebbe fatto flop. Ma aspettate… sarebbe stato forse meno interessante?

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