Il popolo lombardo è stato convocato a raccolta per questo evento di portata storica attraverso un sondaggio che più comunitario non si può, aperto ufficialmente per il 2026. Quest’anno, come se non bastasse, la scelta dei nomi è tutta un omaggio all’identità territoriale. Cosa potevano mai scegliere, se non nomi tirati fuori dalla tradizione linguistica locale?
Per i tre maschietti, ecco la rosa delle meraviglie: Balòss, Sciur, Cumenda, Ninin, Gnaro o Bagàj. Se già siete confusi, tranquilli, non siete soli. Per la femmina, invece, il duello all’ultimo sangue si consuma fra Sciura e Tusa. Battaglie linguistiche degne di un reality show.
Naturalmente questa brillante iniziativa rientra nel grande piano di valorizzazione dei dialetti che la Regione Lombardia ha avuto la sagace intuizione di intraprendere. Perché quando pensi all’ambientalismo e alla tutela della natura, il primo pensiero vola a… conservare i dialetti? Una strategia comunicativa così precisa da far invidia a qualsiasi campagna di marketing.
Gli affezionatissimi utenti, cioè i cittadini che si dilettano con tanta energia nel nome dei falchi, possono votare sul portale ufficiale della Regione Lombardia fino alla serata di domenica 17 maggio. Ovviamente, ognuno ha la possibilità di indicare due nomi per i maschi e uno solo per la femmina.
Il verdetto finale? Sarà annunciato solennemente il lunedì successivo, 18 maggio. In attesa delle votazioni, ci si interroga se questa sia la nuova frontiera della politica partecipativa o uno stanco tentativo di distrarre da questioni ben più serie. Nel frattempo, i falchi restano lì, fieri, nell’aria rarefatta della burocrazia lombarda, mentre il popolo vota i loro nomi da battesimo.



