Parlamentari europei pronti a interrogare i candidati per la nuova Autorità Doganale europea: la farsa è servita

Parlamentari europei pronti a interrogare i candidati per la nuova Autorità Doganale europea: la farsa è servita

Sembra proprio che l’Unione Europea abbia deciso di giocare a “Indovina la nuova sede” con la creazione dell’agenzia più entusiasmante del momento: la Autorità Doganale Europea (EUCA). E come farebbe altrimenti, se non raccogliendo un discreto gruppo di città disperate in cerca di gloria e qualche soldo extra? Nove città europee hanno risposto con entusiasmo alla chiamata, pronte a contendersi il fatidico titolo di casa di questa nuova istituzione dal nome così sexy.

Quelle fortunate candidate sono: Liège in Belgio, Málaga in Spagna, Lille in Francia, Zagabria in Croazia, Roma in Italia, L’Aia nei Paesi Bassi, Varsavia in Polonia, Porto in Portogallo e Bucarest in Romania. Un cast di città degno di un reality, pronte a contendersi una gloria forse effimera, ma sicuramente utile per qualche titolo sui giornali.

La Commissione Europea ha già fatto i compiti a casa valutando le loro proposte, come se non avessimo tutti cose più urgenti da seguire. Ora tocca alla Commissione del Parlamento Europeo per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori mettere i rappresentanti di queste città sul banco degli imputati, o meglio, sotto i riflettori.

Durante il consueto e travolgente scambio di domande e risposte, gli eurodeputati si divertiranno a verificare i piani infrastrutturali di ogni città. Non solo: pretendono pure di vedere se questi candidati sanno sostenere un’autorità centralizzata nella giungla complessa del commercio internazionale. Insomma, non sarà mica una passeggiata per nessuno.

Questa attività, naturalmente, è un passaggio fondamentale nella solenne procedura parlamentare interna, perché permette ai nostri eletti di sottoporre i pretendenti a valutazioni sagaci, confronti serrati e magari qualche battuta pungente prima di esprimere il proprio voto su quale città sarà incoronata regina dell’EUCA.

Ovviamente, il Parlamento Europeo e il Consiglio dovranno poi mettersi d’accordo sul luogo del quartier generale. Mettetevi comodi, quindi, perché la partita è appena iniziata e promette scintille – o almeno qualche dibattito noioso ben sponsorizzato dai media istituzionali.

Contesto e ironie dell’istituzione

Ah, la gioia delle riforme europee! Tra un acronimo ingombrante e l’altro, ecco una nuova agenzia con la brillante missione di coordinare la cooperazione doganale futura, gestire i rischi, e perfino operare quel miracolo della tecnologia noto come Customs Data Hub, un sistema informatico superfluo perché, si sa, la burocrazia europea non può fare a meno del sovraccarico tecnologico.

Mentre la guerra delle città per accaparrarsi l’EUCA infiamma i palazzi di Bruxelles, qualcuno forse spera che qualche mago della logistica riesca a trasformare questa agenzia in un’entità davvero efficace. Ma forse si tratta solo di un sogno: una nuova sigla, un po’ di foto pubblicitarie, e tanto, tanto spreco di tempo e risorse.

Nel frattempo, uomini e donne audaci si preparano a spiegare come la loro città potrà sostenere l’incombente centralizzazione delle autorità doganali in un mondo sempre più complicato – perché, visti i risultati dei decenni passati, l’ottimismo è davvero l’ultima risorsa rimasta.

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