Paris si presenta a Bormio come se avesse già vinto tutto e il resto fosse solo noiosa formalità

Paris si presenta a Bormio come se avesse già vinto tutto e il resto fosse solo noiosa formalità

Ultima passeggiata prima del gran show. L’unico azzurro rimasto a sfidare la pista “Stelvio” di Bormio è Dominik Paris, evidentemente troppo testardo per starsene in panchina. Vi ricordate? È proprio lì che ha mietuto vittorie—sette per la precisione—tra discesa e superG, iniziando la sua epopea il 29 dicembre 2012. Sabato, mica per niente, c’è la discesa olimpica proprio su quella che sembra la sua personale sala giochi. Come se il fato avesse deciso a tavolino di facilitargli un po’ la vita e di regalargli finalmente quel maledetto oro olimpico che sfugge come un’ombra dal suo ricco curriculum.

Dominik è carico, pronto a rimettersi gli sci e sfidare nuovamente la bestia.

“Sì. Ho fatto qualche prova perché alla mia età stare fermo troppo non è proprio il massimo. Volevo testare la prima parte per non trovarmi impreparato. Ho anche speso due parole con gli addetti alla pista, che se la sono sudata per giorni per metterla in condizioni decenti.”

E la neve, che temperamento ha?

“Umida, bella tosta come pista, dura. Molto bella, bisogna dirlo.”

La caviglia, quel fastidioso pezzo di anatomia, come se la passa?

“Quando scendo, non mi fa alcun male. Andiamo avanti così, senza drammi.”

Sabato tempo da spiaggia o da ghiacciaio?

“Più o meno come oggi, sole nascosto dietro le nuvole. Umidità in agguato, quindi occhio. La luce piatta potrebbe essere il mio vero antagonista. Alla fine, magari la faccio a occhi chiusi.”

Finalmente un sorriso olimpico sul volto di Dominik. Sarà merito del clima di Bormio?

“Sì, è forse la chiave. E poi ormai non ho nulla da perdere: posso solo vincere. Non devo provare nulla a nessuno, se non a me stesso.”

E magari cancellare quel quarto posto malinconico ai Giochi di Pyeongchang, il miglior piazzamento ma sempre a un passo dal podio?

“Obiettivo chiaro, ma vediamo prima come mi sveglio sabato mattina.”

Il mix esplosivo della “Stelvio”: coraggio e precisione

Qual è l’angolo più suggestivo di questa pista? Dominik non ha dubbi.

“La prima parte richiede un bel coraggio, è quella che ti fa capire di cosa sei fatto. Il Canalino poi, un tornante che è una vera sfida.”

E la zona dove si può rovina tutto in un secondo?

“Tra la Fontana Longa e la Carcentina. Quel tratto è cruciale, un errore lì può compromettere tutto. Fondamentale poi il lancio, perché nella parte bassa ormai la pista è meno insidiosa: gli sci non sbattono più, è più semplice. Quindi lì devi aver già fatto la differenza.”

Insomma, più che una gara olimpica sembra un teatrino shakespeariano, un intreccio di tecnica, coraggio e un pizzico di fortuna, servito a chi ha voglia di farci ridere il pubblico con imprese epiche o a chi semplicemente vuole entrare nella leggenda, medaglia o non medaglia.

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