Paolo Guzzanti si lamenta per i vitalizi tolti: giura di aver sudato sangue in Parlamento e assicura che non nuota nell’oro

Paolo Guzzanti si lamenta per i vitalizi tolti: giura di aver sudato sangue in Parlamento e assicura che non nuota nell’oro

L’ex presidente della Commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti, ha espresso in maniera piuttosto infuocata la sua opinione sul taglio dei vitalizi, quella delibera targata Movimento 5 Stelle che ha fatto tremare i palazzi del Parlamento come una scossa di terremoto politico. Ma attenzione, non è questione di soldi, ci tiene a precisare il giornalista e politico, tutt’altro.

Alla domanda “Perché tanta rabbia allora, Guzzanti?”, la risposta è subito uno spasso di coerenza: il principio stesso del vitalizio, secondo lui, nacque con una sacralità che manco la reliquia di un santo. Se un cittadino — che sia avvocato, medico o giornalista — decide di abbandonare per un po’ il suo mestiere per andare in Parlamento, beh, il riconoscimento economico è dovuto. Punto. Quando i 5 Stelle hanno tagliato questa fonte di “reddito”, ecco che la sua indignazione è esplosa, non per il taglio in sé, ma perché «è una violenza contro il Parlamento e un discredito verso deputati e senatori». Peccato che il Parlamento, per chi è nato nella democrazia, sia sacro, come un tempio inviolabile da qualsiasi critica.

Ma non è finita qui, perché ora Guzzanti infierisce: «I 5 Stelle hanno dissacrato il Parlamento spargendo odio senza distinzione.» La loro epica metafora dell’istituzione Parlamento “come una scatoletta di tonno da aprire” risuona ancora nelle orecchie, un’immagine decadentista che sembra ben rappresentare il disprezzo con cui i pentastellati hanno smontato ogni rispetto istituzionale.

Non vi pare che questa “delegittimazione” del Parlamento abbia radici più profonde e antiche? Ma certo! Guzzanti non tarda a puntare il dito verso i preludi della crisi odierna: il lancio delle monetine a Bettino Craxi al culmine del suo potere, quell’atto che ha dato il via a un pubblico linciaggio mediatico e politico, spartito tra applausi di sinistra e silenzi complici della destra. Da lì, la democrazia parlamentare ha iniziato il suo lento declino, inghiottita da un senso di moralismo ipocrita e grezzo: «chi è ricco è malvagio», recita la nuova divisa ideologica. Geniale, vero?

Adesso arriva la parte ancora più paradossale: il Collegio d’appello del Parlamento potrebbe addirittura decidere a favore di chi ha subito la scure del taglio, compreso il nostro eroe, Guzzanti. Infatti, è uno degli oltre mille parlamentari che hanno firmato il ricorso, sostenendo si tratti di una “palese ingiustizia”. La politica dei ricorsi, sono ormai un classico.

Quanto ammonta il suo vitalizio, vi starete chiedendo con ansia? Non un’esagerazione, solo attorno ai tremila euro, che tra l’altro è uno di quelli che ha visto la diminuzione minore dopo la famigerata delibera, visto che è entrato in Parlamento quando già si applicava il sistema contributivo. Dunque l’uomo non soffre troppo, ma tiene il muso per principio.

E infine, la domanda fatidica: è fiero di riceverlo? La risposta fa quasi sorridere per la sua semplice ferocia: «E perché non dovrei? Lo ritengo giusto per tutti coloro che hanno lavorato per il…» e qui il discorso si interrompe, come se il principio del vitalizio fosse un dogma assoluto non discutibile, un lasciapassare inamovibile per chiunque sia mai passato per quella adorata scatoletta di tonno chiamata Parlamento.

Ah, il Parlamento della Repubblica, quel luogo sacro dove si può dare il sangue – letteralmente! – come presidente della Commissione Mitrokhin. Ecco una rivelazione da manuale: se potesse tornare indietro, non è affatto sicuro che rifarebbe il parlamentare. Davvero, ne vale la pena? Una domanda che lascia pensare sull’opportunità di sacrificarsi per tanta gloria e soddisfazione.

Non molto tempo fa, ha fatto appello agli amici per una colletta: aveva solo 14 euro nel conto corrente. E ora, la situazione è migliorata?

Risposta affascinante: “C’è chi ha avuto dei dubbi, ma sfido chiunque a dire che non abbia mai affrontato un divorzio o qualche grana con il Fisco. Posso confermare che momentaneamente ho risolto, ma galleggiare nell’oro è tutt’altra storia.”

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