Bentornato in prima serata su Canale 5, Bonolis! Ma tranquillizziamoci subito: niente ritorno di Ciao Darwin, quello è un capitolo chiuso per sempre (o almeno così dice lui, quindi meglio credergli e non fargli arrabbiare). Stavolta la sua scenografia è la modernissima ChorusLife Arena di Bergamo, dove davanti a un pubblico di ben 4500 persone presenterà Taratata — sì, si pronuncia con la “a” accentata per dare quel tocco francese chic, così da far ricordare quel programma d’origine francese che ci ha elargito quattro stagioni all’inizio degli anni 2000 su Rai 2. Qui la peculiarità era quella di mettere a confronto artisti diversi che, udite udite, cantavano live e parlavano pure del loro lavoro. Un concetto rivoluzionario nel mondo della tv musicale italiana, dove solitamente si preferisce che cantino senza aprire bocca e senza intralciare la pubblicità.
Secondo Ferdinando Salzano di Friends TV, il responsabile dell’operazione format insieme a Double Trouble Tv per RTI, questo programma è “sempre il primo che si cita quando si parla di titoli da realizzare”. Complimenti per la modestia. Ma il vero eroe è Canale 5, l’unica rete audace abbastanza da accettare la sfida.
Giancarlo Scheri, il direttore della rete, si lancia in dichiarazioni roboanti:
“Proponiamo un evento musicale tra i massimi che si siano visti: sono pochi quelli che portano artisti dal vivo. Speriamo che diventi un appuntamento ricorrente.”
Eh sì, la rarità di vedere gente suonare davvero dal vivo è ormai un lusso da rete digitale. La chicca, poi, è la location: un palazzetto ipertecnologico a forma di anfiteatro con palco centrale, perfetto per contemplare il miracolo della musica non campionata. Il conduttore sintetizza tutto con un’eleganza ridondante:
“Una splendida occasione per ascoltare musica dal vivo sotto forma di duelli e trielli… senza la noiosa e sfiancante tensione della gara.”
Due puntate, non di più: la prima va in onda stasera e la seconda il prossimo lunedì. Sul palco si sfideranno a colpi di note e rare hit dal cuore Giorgia, Emma, Pezzali, Elisa, Antonacci e persino il grande Ligabue. Nella puntata successiva toccherà a un cast altrettanto stellare con Annalisa, Amoroso, D’Alessio, Negramaro, Carboni e Mannoia. Per ognuno due appuntamenti speciali con incroci musicali inconcepibili e l’esecuzione di una cover “del cuore”, ovvero una canzone cui sono particolarmente affezionati, probabilmente da farci piangere la mamma del marketing.
La serata si chiude alla grande con Ligabue che canta Certe Notti, pietra miliare che ha fatto da colonna sonora a tre generazioni – perché nulla dice “musica dal vivo” come una hit ultraripetuta, vero?
Per iniziare col botto, Bonolis ha scelto un riff di apertura niente meno che Ecstasy of Gold di Ennio Morricone, declinato in versione rock metallico da una superband appositamente assemblata. Ovviamente, anche questa brillante trovata porta la sua firma, ma – miracolo! – tutti sono stati pronti a seguirlo senza fare storie.
Interviste leggiadre e comicità da prima serata
Vi domanderete: ma tutto questo chiacchiericcio dietro le quinte? Il programma originale era famoso anche per interviste e approfondimenti tra conduttori e artisti. Dimenticate la noia pedagogica: le interviste ci saranno, promettono, ma con un tono leggero, quasi inutilmente brillante. Come se la musica avesse bisogno di meno noia e più sorrisi finti. Per spezzare (ma non troppo) la tensione, ci saranno un intermezzo comico con Panariello, alias “Sirvano detto il Vaia”, un tipico scansafatiche di provincia che probabilmente farà ridere soltanto chi ha visto centinaia di timbri comici simili prima di lui.
Ad arricchire l’ensemble, la presenza di Caterina Caselli, pronta a offrire il suo supporto a Elisa mentre esegue la celebre cover Insieme a te non ci sto più, un sequel ideale del capolavoro Nessuno mi può giudicare. Insomma, tutto molto sofisticato e particolarmente utile per chi avesse fame di trivia musicali da salotto.
Bonolis confessa il suo amore per la musica
Che rapporto ha con la musica il nostro conduttore? è da sempre una presenza costante, ci dice, e ci regala persino una hit list per evitare fraintendimenti: il suo pezzo preferito è Stand by Me di Ben E. King, datato 1961, anno nel quale lui stesso vide la luce. Tra le moderne preferenze spicca The Creator dei Radiohead, mentre i Queen sono etichettati come “pietra miliare”, perché ci sono cose che, anche in tv commerciale, vanno rispettate per tradizione.
Bonolis ci riflette con una saggezza da filosofo pop:
“La musica è la colonna sonora dei nostri ricordi, ogni brano riporta indietro nel tempo. Dopo un certo periodo di novità, la playlist resta più o meno invariata. A meno che non ci sia un momento finale speciale… Ma quello non è ancora previsto.”
Negli anni ha praticamente riciclato gli stessi programmi, e quando glielo fanno notare non si scompone:
“È un’accusa? Beh, se funzionano e ti piacciono, perché rinunciare?”
E che ci aspetta da Taratata? Sarebbe forse l’inizio di una nuova era prima serata per Bonolis? Solo il tempo e i numeri di ascolto lo diranno, anche se lui si dice fiducioso: il programma ha, a suo dire, il giusto mix di qualità, audience e budget.
Terminiamo questo viaggio con una piccola provocazione: il già celebre conduttore sembra dire che mai più riporterà in scena certi passati successi da breve memoria. Perfetto, Bonolis, ma la nostra carta d’identità televisiva resta impietosa. Sarebbe molto più convincente un vero salto nel buio, magari con un format inventato sul serio, e non un revival di chicche francesi già viste.
Che dire, l’appuntamento tanto atteso con la prima serata sembra destinato a un’evaporazione infinita. Forse si vedrà qualcosa in autunno, ma c’è un piccolo, insignificante dettaglio: l’orario d’inizio. Un orario che definire “incomprensibile” è dire poco, perché andare in onda a un’ora più adatta al “senso della fine” che alla serata stessa non ha proprio senso, letteralmente.
E allora, meglio tenersi ben stretto “Avanti un altro”. Non si sa mai, lavorare in un ambiente che ti conforta emotivamente può valere più di una prima serata svalutata. Chi lo avrebbe mai detto che un quiz potesse trasformarsi in un pretesto per sganasciarsi dalle risate? E “Ciao Darwin”? Ai tempi disse chiaramente mai più. Il motivo? Una tanto temuta “devastazione biologica” e la convinzione di averci messo abbastanza del proprio talento.
Confessa anche un piccolo segreto: la prima serata, per lui, non è mai mancata. Anzi, la battaglia degli ascolti si combatte ormai nell’access prime time, dove i risultati di pubblico oscillano tra l’imbarazzante e il tragicomico. Le televisioni commerciali, per cui nessuno sembra voler ammettere una certa sconfitta culturale, spostano l’inizio della prima serata ben oltre le 21:40, quasi a voler far addormentare lo spettatore. Una frecciata mica da ridere (si intende chiaramente Canale 5 e anche Rai1, beninteso). Dopo di che, l’unico spazio disponibile è riservato a programmi per “revenant” e “vampiri”. Ah, l’eleganza del palinsesto!
Il caso Pucci, gli haters e la sublime arte di fregarsene
Il nuovo scandalo del momento è il ritiro dalla conduzione di una serata sanremese del comico Andrea Pucci, vittima (si fa per dire) di accuse contro la sua comicità e di attacchi personali rivolti a lui e alla sua famiglia. Che fare? Benissimo, ha avuto lo slancio di dire basta e andarsene. Un gesto quasi eroico ai tempi della “dittatura del social”.
Andrea Pucci ha detto:
“Lo conosco, è una brava persona. Gli haters sono una deformazione inevitabile in questa epoca. Se ha rinunciato, ha fatto bene. Quanto a me: non seguo i social. Così, francamente, posso dire che me ne infischio di quanto accade lì.”
Che rivoluzione! Viviamo in un’epoca in cui la televisione è schiava di un nuovo sistema di comunicazione ormai degenerato in una palude di parole vuote e pensieri omologati. Non si contano più le forme di espressione schiacciate e ridotte a un mero prodotto da cancellare o mettere a tacere a suon di like e dislike. Alla fine, per la nostra epoca, l’unica forma di ribellione possibile sembra essere ignorare tutto, proprio come fa lui.
Davvero zero social? Ma dai, non sia mai. Whatsapp c’è, eccome. Un servizio che, curiosamente, gli ha salvato la faccia quando qualcuno, in un gesto di pura genialità criminale, ha iniziato a compiere “cose inqualificabili” usando il suo nome. L’unica soluzione era aprire un profilo veramente suo, e così è stato. Almeno così riesce a mantenere i contatti con i nipotini d’oltreoceano, mantenendo vivo il ricordo del nonno, che personalissimo non è mai stato.
La favolosa America e il voto per Trump
Parlando di America, non si può non notare la complessità del momento storico tra deriva invasiva e quella che si ostinano comunque a chiamare democrazia. Ricordi nostalgici di un viaggio in camper nel cuore pulsante degli States con la sua ex moglie americana: un’esperienza illuminante che gli ha aperto gli occhi sul perché, oggigiorno, non ci si possa aspettare altro che un voto per un tal Trump. Naturalmente, la previsione è anche qui di breve durata, un finale magari degno di un quadro psichiatrico.
La geniale invenzione delle cover a Sanremo
Parlando di “Taratata” non si può non menzionare le cover, ormai un “must” a Sanremo. Peccato che questa brillante invenzione sia sua, del 2005 per la precisione, quando impose a Marco Carta di interpretare l’Inno di Mameli in versione rock. Un gesto rivoluzionario che il pubblico accolse con entusiasmo. E non finisce qui: introdusse la serata in cui ogni cantante doveva interpretare il proprio brano in chiave diversa rispetto alla gara. Ovviamente non mancò di vincere anche la battaglia per tenere l’orchestra in sala, un dettaglio che nessuno ricorda, ma di sicuro il golfo mistico ringraziò.
Nel 2009, poi, l’idea folgorante del “padrinato”: i giovani delle “Proposte” duettavano con grandi nomi come Dalla, Daniele, Cocciante e Paoli. Un colpo di genio che mise un po’ di sana musica vera nella tv dei contenuti prefabbricati.
In quell’anno spuntò anche Povia con la controversa “Luca era gay”, un pezzo che oggi sarebbe impensabile presentare sul palco del Festival. Pezzo di grande talento e originalità, dice. Se mai dovesse tornare a Sanremo, lo inviterebbe senza esitare. Peccato però che non rientri nei piani futuri.
Il misterioso cameo nel sequel dei “Cesaroni”
Voci di corridoio dicono che sia coinvolto nel sequel dei “Cesaroni”. In quel caso, la fan numero uno è sua figlia Silvia. Una mossa da vero padre, ha già parlato con Claudio Amendola che gli avrebbe subito offerto un piccolo cameo. D’altronde, tra romani, basta uno sguardo per capirsi. Chissà se questo sarà l’ultimo capitolo di una carriera che, tra quiz rassicuranti, prime serate fantasma e rivoluzioni sanremesi, ha più volte dimostrato quanto sia divertente navigare nel caos televisivo italiano.



